“Africa? Una nuova storia”, mostra a Roma sull’arte africana

whyAfricaSull’onda del crescente interesse italiano e internazionale nei confronti dell’arte africana, ha inaugurato in questi giorni a Roma la mostra ”Africa? Una nuova storia”, che proseguirà fino al 17 gennaio 2010 presso il Complesso del Vittoriano di Roma.

La mostra si focalizza sull’arte contemporanea africana, concetto che iniziò a prendere forma tra gli anni Venti e gli anni Sessanta, quando alcuni artisti africani iniziarono ad esporre il loro lavoro anche al di fuori del continente d’origine e progressivamente nacquero scuole e musei specializzati in giro per il mondo. Tra questi ultimi, ricordiamo il Musée National des Arts d’Afrique et d’Océanie, Paris, Francia; il Museum for African Art, Long Island City , New York, USA; il National Museum of African Art, Washington DC, USA. In Italia, citiamo il Museo Africano di Verona.

La mostra del Vittoriano offre uno spaccato degli stili e delle dinamiche artistiche del continente africano attraverso 80 opere tra dipinti, sculture, installazioni e video, espressione di 30 artisti dell’Africa Sub-Sahariana. Le opere provengono in parte dalla Collezione Jean Pigozzi, in parte sono state segnalate dalle diverse Ambasciate dei Paesi Africani.

La celebre Collezione Pigozzi nasce dalla passione di Jean Pigozzi per l’arte contemporanea africana, ed è considerata la più importante collezione al mondo su questo tema.

La ricchezza delle opere testimonia una vastità espressiva che va molto al di là dello stereotipo di “arte folcloristica” o del decorativismo locale africano, in un linguaggio autonomo e parallelo rispetto a quello occidentale. Nelle opere rimane peraltro presente e riconoscibile il profondo legame nei confronti della terra d’origine, del passato e del futuro di un continente ricco di sfumature e sfaccettature, ma che nell’arte attinge come ogni altra cultura alla tradizione e all’oralità: il risultato è spesso una forma espressiva diretta, immediata e spontanea.

Lo scorso anno una parte della collezione Pigozzi è stata peraltro esposta alla mostra “Why Africa?” che si è tenuta al Lingotto di Torino.

Laura Losi

Per informazioni:
www.comunicareorganizzando.it
www.beniculturali.it

La riscoperta di Dada e Surrealismo al Complesso del Vittoriano di Roma

Dada e Surrealismo al Vittoriano di Roma
Fino a cento anni fa la pittura è stata tutta al servizio della mente. Questa caratteristica è venuta perdendosi a poco a poco nel corso dell’ultimo secolo. (Marcel Duchamp)

Irrispettoso, stravagante e umoristico, il dadaismo fu un movimento culturale nato durante la Prima Guerra Mondiale con connotazioni di aperta protesta contro la barbarie in atto nel mondo. Per la prima volta l’arte non prestava più attenzione all’estetica, e per questo motivo il dada fu definito dai suoi stessi protagonisti “non-arte” o “anti-arte”; così come la ragione era stata spazzata via dalla guerra, il dada spazzava via la positività dell’arte creando un qualcosa di irrazionale, anarchico e distruttivo. Gli stessi dadaisti hanno descritto dada come “un fenomeno che scoppia nella metà della crisi morale ed economica del dopoguerra, un salvatore, un mostro che avrebbe sparso spazzatura sul suo cammino. Un sistematico lavoro di distruzione e demoralizzazione… che alla fine non è diventato che un atto sacrilego.”

Intorno agli anni Venti, l’approccio irrazionale del dadaismo fu in qualche modo canalizzato dal surrealismo, movimento che ebbe come principale teorico Andrè Breton. Il manifesto del surrealismo (1924) definì così la nuova corrente: “automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.” Il punto di partenza è quindi l’inconscio, il sogno; nel surrealismo prende forma ciò che non è visibile e che risponde a logiche che non hanno nulla a che vedere con quelle tradizionali.

ManRay - violino Ingres

La mostra di Roma “La riscoperta di Dada e Surrealismo” rende omaggio a queste due correnti artistiche che hanno stravolto il mondo dell’arte nella prima metà del secolo scorso, e ai suoi interpreti principali, come Man Ray, Renè Magritte, Marcel Duchamp.

In mostra saranno presenti oltre 500 opere tra cui alcuni dei simboli di questi movimenti, come Il violino d’Ingres e l’Objet indestructible di Man Ray, L.H.O.O.Q di Marcel Duchamp (meglio conosciuta come “la Gioconda coi baffi) o la Fontana dello stesso Duchamp.

Laura Losi

La mostra, presso il Complesso del Vittoriano di Roma, resterà aperta al pubblico dal 9 ottobre 2009 al 7 febbraio 2010. Dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.30; domenica 9.30 – 20.30. L’entrata, che si può prenotare, è di € 10,00 il biglietto intero e € 7,50 il ridotto.
Per informazioni telefonare allo 06/6780664.

Curiosità sul Colosseo

colosseoIl Colosseo, in origine Anfiteatro Flavio, è probabilmente il più famoso anfiteatro al mondo. La sua maestosità, l’enorme capienza e le reminescenze, spesso macabre, legate alla sua funzione, fanno sì che il suo mito trascenda la storia e entri nella leggenda. Inaugurato nell’80 d.c., il Colosseo è in grado di contenere 50.000 spettatori e il suo nome attuale, che si diffuse solo nel Medioevo, deriva dalla vicina statua del Colosso del Dio Sole. Per l’inaugurazione dell’anfiteatro vennero organizzati giochi che durarono 3 mesi e durante i quali morirono circa 2.000 gladiatori e 9.000 animali. In seguito, i giochi che si tennero nel Colosseo compresero combattimenti tra gladiatori, tra animali, esecuzioni, manifestazioni pubbliche, rappresentazioni teatrali e altri tipi di spettacoli. I giochi del Colosseo erano molto importanti per i cittadini romani, al punto da far nascere “leggende metropolitane” come quella secondo cui un epilettico avrebbe potuto guarire bevendo il sangue versato durante i combattimenti. Pare che saltuariamente combattessero anche donne gladiatrici. Altra presenza molto apprezzata al Colosseo erano gli animali esotici protagonisti degli spettacoli di caccia, come gli elefanti, i rinoceronti, i gorilla e persino le giraffe. Gli spettacoli venivano pubblicizzati tramite affissioni lungo le strade, e il costo del biglietto per assistervi era probabilmente molto alto, ma talvolta il politico di turno metteva a disposizione biglietti gratuiti per ingraziarsi il favore del popolo. Tra gli eventi più spettacolari del Colosseo ricordiamo poi le naumachie e, in generale, gli spettacoli acquatici.
Il Colosseo è stato inserito tra i monumenti di Roma più odiati nei film (insieme al Vittoriano, Piramide, Arco di Costantino e ponte Sant’Angelo) in un recente articolo de Il Giornale. Il Colosseo è infatti uno dei monumenti più frequentemente protagonista di catastrofi che vedono il suo abbattimento: si va da “A 30 chilometri dalla terra” del 1957 a “Double Team” del 1997, a “The Core” del 2003. Proprio per la sua maestosità e il suo valore simbolico, pare che sia uno dei bersagli preferiti di film cosiddetti “catastrofici”.
Per girare il film “Il Gladiatore” (2000), la produzione richiese di poter utilizzare il monumento originale, ma il permesso fu negato perchè l’anfiteatro era in fase di restauro; così il Colosseo fu ricostruito a Malta in ben 19 settimane di lavoro, al termine delle quali vide la luce solo il primo giro di tribune, e il resto fu creato in digitale.
Uno dei manga più amati di tutti i tempi, “Saint Seiya” (”I cavalieri dello Zodiaco”) vede ambientata al Colosseo parte della prima serie: non si tratta del monumento originale ma da una ricostruzione dello stesso a Tokyo (Nuova Luxor nella versione italiana) voluta da Lady Isabel di Thule per far combattere giovani cavalieri provenienti da tutto il mondo.

Laura Losi

Fonti:
Il Giornale
Wikipedia
Colosseo Roma

IN 120MILA ALLA MOSTRA DI GAUGUIN

Sono oltre 120mila i visitatori che, nei primi cinquanta giorni di apertura, hanno visitato la mostra ”Paul Gauguin. Artista di mito e sogno”, in corso al museo del Vittoriano a Roma fino al 3 febbraio 2008. La prima monografica nella Capitale mai dedicata all’artista francese raccoglie circa 150 opere tra oli, disegni, sculture e ceramiche.

Il picco di affluenza è stato toccato durante lo scorso week end, nelle giornate di venerdì 30 novembre, sabato 1° e domenica 2 dicembre: ben 8mila persone hanno visitato la mostra che ripercorre il lungo viaggio artistico del Maestro francese, dalle prime opere impressioniste a quelle del periodo bretone, fino alle ultime opere dipinte nelle isole Marchesi dove il pittore morì l’8 maggio del 1903.