Museo Numismatico di Roma

Il Museo Numismatico di Roma è una delle sedi del Museo Nazionale Romano, che comprende una straordinaria collezione di più di ventimila esemplari di monete e medaglie pontificie dal 1417 ai nostri giorni.

Museo Numismatico Roma

Vi si possono trovare tutte le monete del Regno d’Italia, della Repubblica Italiana, di San Marino e del Vaticano.

Inoltre monete che la Zecca italiana ha prodotto per altri Paesi, come: Cina, Somalia, Inghilterra, Israele, Tunisia e Albania.

Vi sono poi raccolti, pezzi da tutto il mondo, tra i quali un piccolo gettone della Russia zarista che fungeva da salvacondotto e da documento per chiunque volesse portare la barba.

E’ generalmente aperto nei giorni feriali, dalle 9:00 alle 11:00. Entrata dietro presentazione di un documento da lasciare all’ingresso.

Dove si trova il Museo Numismatico di Roma

L’indirizzo del MUSEO DELLA ZECCA è:

Palazzo dei Ministeri Finanziari

via XX settembre, 97

Roma 00185

Come raggiungere il Museo Numismatico di Roma

- metro A Repubblica

- bus 16-36-60-61-62-84-90-492-910-38-86-92-217-360

Informazioni su orari e giorni d’apertura del Museo Numismatico di Roma

telefono: 06 -47613317

email: SAM@ipzs.it

Link Museo Numismatico di Roma

www.museozecca.ipzs.it

Il gioco serio dell’Arte

RITORNA IL GIOCO SERIO DELL’ARTE
V edizione dal 15 novembre 2010 al 30 maggio 2011

Cavallo PaladinoIl gioco serio dell’Arte, rassegna promossa da Il Gioco del Lotto – Lottomatica, ideata e condotta da Massimiliano Finazzer Flory,
giunta alla sua quinta edizione, riprende il prossimo lunedì 15 novembre 2010.

Otto incontri, con ben tre spettacoli teatrali, dal 15 novembre 2010 al 30 maggio 2011, animeranno il Salone Pietro da Cortona di Palazzo Barberini, che risplende dopo i recenti lavori di restauro realizzati anche grazie ai Fondi del Il Gioco del Lotto.
L’evento più atteso il 17 gennaio 2011 presso l’Auditorium Parco della Musica dedicato al teatro con la messa in scena dello spettacolo “Il tempo di Gustav Mahler”.

Il gioco serio dell’Arte, prosegue e si arricchisce nella contaminazione dei generi: arte, letteratura, teatro, filosofia si incontrano creativamente. Infatti al
centro della rassegna di quest’anno vi è l’incontro stesso. Ma che cos’è un incontro? “L’incontro nasce nella convergenza dei saperi e delle emozioni, nell’introspezione e nelle forme della conversazione” spiega il curatore Massimiliano Finazzer Flory. “La musica, il cinema, la danza, la scultura, la storia, la filosofia incarnano perciò una nuova forma di interdisciplinarietà, un vincente “art-mix” che si costruisce intorno a 8 parole-chiave: Ballare, Convertire, Girare, Pensare, Perdere, Provocare, Ricordare, Scoprire. Parole che vogliamo pronunciare enfatizzando la loro ambiguità. Per scoprire che ogni accezione negativa può rovesciarsi in positivo e viceversa”.

Il ricco palinsesto vede protagonisti nomi di altissimo rilievo sul piano artistico quali Eleonora Abbagnato, Elena Ghiaurov e Jeffrey Swann – questi ultimi due interpreti dell’omaggio teatrale a Frederic Chopin con il quale si inaugura la rassegna, e grandi volti della scena culturale italiana: Ermanno Bencivenga, Armando Massarenti, Mimmo Paladino, Michele Placido, Giovanni Reale, Sergio Romano e la Soprintendente per il Polo Museale della Città di Roma Rossella Vodret.

A tutti gli incontri, come consuetudine, interverranno le storiche dell’arte Anna Lo Bianco e Angela Negro, alle quali è affidata la ricognizione storico-artistica dei temi affrontati, con una panoramica su tutta l’arte europea e, in particolare, sulla collezione della Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini.

Si comincia LUNEDI’ 15 NOVEMBRE con un evento che celebra i 200 anni di CHOPIN, con gli interventi musicali dal vivo con il grande pianista Jeffrey Swann e le letture teatrali di Elena Ghiaurov e Massimiliano Finazzer Flory sul rapporto tra Chopin e Sand. Le immagini dei ritratti di Delacroix dedicati a Chopin e Sand verranno commentati dalla storica dell’arte Anna Lo Bianco.

Per l’occasione, lunedì 15 novembre dalle ore 16.30 fino alle 18.30 Il Gioco del Lotto offre la possibilità a tutti i partecipanti alla rassegna “Gioco serio dell’arte” di visitare gratuitamente la Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini, con le sale recentemente restaurate.

PROGRAMMA

1. Lunedì 15 novembre 2010 ore 18.30

Perdere

Fryderyk Chopin (1810-1849)
Il termine perdere ha un’accezione negativa. Ma cosa succederebbe se perdessimo pregiudizi e ideologie? Se potessimo liberarci, per esempio, del peso dell’ispirazione per partire invece dalle cose così come sono? Non avremmo forse in questo modo una nuova forma di arte?
A 200 anni dalla nascita un omaggio a Fryderyk Chopin con la trasposizione teatrale del tormentoso rapporto con la scrittrice George Sand ricostruito attraverso le lettere e gli scritti biografici.
Con il pianista Jeffrey Swann
Letture teatrali: Elena Ghiaurov e Massimiliano Finazzer Flory
Con proiezione delle immagini dei ritratti di Eugène Delacroix dedicati a Chopin e George Sand

2. Lunedì 13 dicembre 2010 ore 18.30

Provocare

Dalla provocazione alla vocazione. In un percorso che mette in rilievo non soltanto il lato notturno ma anche quello solare: il gesto artistico. Forse perché, nel vero provocare, all’azione corrisponde una responsabilità del pensiero, tanto più quando si tratta della vita pubblica.
“La geometria non deve essere progettata come schema, è una geometria che deve nascere di volta in volta tra i rapporti che si creano spontaneamente incontrollati tra una forma e l’altra”. È questa la provocazione dello scultore nel dare forma alla materia?
Con lo scultore Mimmo Paladino
Con esecuzioni musicali dal vivo

3. Lunedì 17 gennaio 2011 ore 21.00
Auditorium Parco della Musica
(Sala Petrassi)

Convertire

Gustav Mahler (1860- 1911)
La conversione avviene sempre con un duplice passo: quello interiore e quello esteriore. Convertire è al medesimo tempo un atto d’amore e il fine di un’esperienza di vita. E tutto questo (manca verbo) ogni volta che ci allontaniamo dal frastuono del mondo e riposiamo in un posto quieto e viviamo del cielo, del canto, del silenzio…
Il tempo di Gustav Mahler
Spettacolo teatrale di e con Massimiliano Finazzer Flory
A cento anni dalla scomparsa del grande compositore uno spettacolo per ripercorrere la biografia di Gustav Mahler, segnata dall’irrequietudine e attraversata dal fuoco del genio creativo, nel clima culturale della Vienna di fine secolo e dei primi ‘900.
Musica, atmosfere e suggestioni musicali dalle sinfonie e dai lieder di Mahler.
Con il musicologo Quirino Principe
Con coreografie di danza classica nell’interpretazione di Gilda Gelati

4. Lunedì 28 febbraio 2011 ore 18.30

Girare

Quali significati si nascondono nell’atto del “girare”? Già, si pensi all’etimologico far ruotare o al metaforico “voltare pagina”. Dietro l’angolo può esservi una verità celata da catturare… Che dire poi del mutare o del riorientare? O ancora dell’aggirare un ostacolo? Certo, si può anche girare con una macchina
da presa…
Quale rapporto intercorre fra interprete, autore e regista quando si gira un film? “L’ideale sarebbe – ci risponde Michele Placido – mettere in scena se stessi, nel senso di trovare un personaggio che medi alla tua natura e alla scrittura drammaturgica. Naturalmente non è facile perché non tutti i registi (o non tutti gli autori) scrivono proprio sulla tua persona”.
Con il regista Michele Placido
Con la partecipazione della Soprintendente PSAE e per il Polo Museale della Città di Roma Rossella Vodret.
Con proiezione di sequenze cinematografiche

5. Lunedì 14 marzo 2011 ore 18.30

Ballare

Che cos’è la danza? È forse volare? Ballare vuol dire divertire e divertirsi. E se torniamo all’etimologia latina di questo verbo, de vertere ovvero “volgere altrove” , percepiamo che nel caso del ballo tutto ciò riguarda il corpo in movimento. Un movimento che raggiunge le stelle. Sarà forse per questo che si parla di étoile della danza?
Scriveva Friedrich Nietsche ne Il crepuscolo degli idoli: “La danza in tutte le sue forme non può essere esclusa da una nobile educazione: danzare con i piedi, con le idee, con le parole e, devo aggiungere, che bisogna essere capaci di danzare con la penna?”.
Con la prima ballerina dell’Opéra di Parigi Eleonora Abbagnato
Con proiezione di sequenze coreografiche

6. Lunedì 18 aprile 2011 ore 18.30

Ricordare

I Promessi sposi di Alessandro Manzoni (1785-1873)
Qual è il significato più autentico del ricordare? Forse ha ragione Proust quando scrive che: “La parte migliore della nostra memoria è fuori di noi, nel soffiare di un vento di pioggia, nell’odor di rinchiuso d’una camera o nell’odore d’una prima fiammata… Fuori di noi? In noi, per meglio dire, ma sottratta ai nostri stessi sguardi, in un oblio più o meno prolungato”.
Nei 150 anni dell’Unità d’Italia la messa in scena di uno dei capolavori della letteratura italiana per disegnare un grande affresco storico in cui generazioni di italiani hanno ritrovato il riflesso dei loro sentimenti, delle loro tradizioni, delle loro virtù e dei loro difetti.
Nella complessa polifonia del romanzo, con l’alternarsi sapiente dei tempi, dai rossiniani crescendo ai memorabili adagi, l’incontro della Storia con le piccole storie.
Con lo storico Sergio Romano
Letture teatrali Massimiliano Finazzer Flory

7. Lunedì 9 maggio 2011 ore 18.30

Pensare

Pensare per immagini o per concetti? Falsa alternativa? Il pensare mette in gioco la questione dell’io, del soggetto che pensa. Vero è, come affermava Pascal, che nel pensiero sta la grandezza dell’uomo.
Per Ermanno Bencivenga esiste “un’anima filosofica italiana”, un modo di pensare che vive dell’intreccio di logico e immaginazione. Perché nella nostra tradizione il pensiero si sostanzia essenzialmente nello stile. Armando Massarenti ci invita a riflettere in ogni nuovo libro su quanto pensiero autonomo ci sia, oggi, in questo modo di scrivere. Che dire, perciò, di quanti “girano intorno al pensiero e lo nascondono?”.
Con i filosofi Ermanno Bencivenga e Armando Massarenti

8. Lunedì 30 maggio 2011 ore 18.30

Scoprire

La Primavera di Sandro Botticelli (1445- 1510)
Che cosa vuol dire scoprire? Se seguendo Heidegger traduciamo aletheia, invece che con verità, con svelatezza, allora tale traduzione non è più soltanto qualcosa di letterale, ma comprende un enigmatico processo di svelamento dell’ente. Da qui nasce il piacere della scoperta indissociabile dal rovescio della medaglia, il suo nascondimento.
Ne La Primavera di Botticelli è possibile dare voce e corpo a un’interpretazione misteriosa e affascinante che si cela in quest’opera, che da sempre si presta a più letture, anche divergenti. Nel clima della cultura neoplatonica dell’epoca e nella nostra rilettura un garbato invito all’amore per lo studio, per la bellezza e per le passioni dell’intelletto.
Con il filosofo Giovanni Reale
Con proiezione di sequenze del film Le Nozze nascoste o la Primavera di Sandro Botticelli di Elisabetta Sgarbi.

Halloween a Roma ieri e oggi

zucca di halloweenLa festa dei morti o Parentalia per gli antichi romani si teneva alle idi di febbraio, dal 13 al 21 del mese. Si credeva che in questi giorni le anime dei morti tornassero tra i vivi ma, ciononostante, la festività non aveva niente di macabro o terrificante, anzi: erano giorni dedicati a una celebrazione tranquilla e rispettosa, introspettiva. I templi erano chiusi, i matrimoni proibiti, gli affari sospesi, i magistrati non indossavano la toga pretesta. I parenti visitavano le tombe dei loro cari portando offerte di vario tipo; probabilmente questa usanza fu introdotta da Enea, che versò vino e violette sulla tomba del padre Anchise.

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Valeria Messalina, la matrona romana più discussa di tutti i tempi

Senti le disavventure di Claudio. La moglie, non appena lo vedeva addormentato, spingendo la sua audacia di augusta meretrice sino a preferire una stuoia al talamo del Palatino, incappucciata di nero, l’abbandonava scortata da una sola ancella. Nascondendo la chioma scura sotto una parrucca bionda, varcava la soglia di un lupanare tenuto caldo da un tendone malandato, dove in una cella a lei riservata, col falso nome di Licisca, si prostituiva ignuda, i capezzoli dorati, offrendo il ventre che, generoso Britannico, un tempo t’aveva portato. Lasciva accoglieva i clienti, chiedeva il prezzo stabilito [e giacendo supina assaporava l'assalto d'ognuno]. Leggi tutto »

La propaganda nell’antica Roma

Tutti coloro che contribuirono alla creazione dell’Impero romano si sentirono in dovere di giustificare gli atti di conquista, e al contempo cercare il favore del popolo, attraverso una propaganda che utilizzava vari canali e strategie.
Uno dei temi più popolari e costanti era l’idea che Roma rappresentasse la pace, il buon governo e lo stato di diritto. I popoli che erano sottomessi erano invece barbari, incivili e pericolosi. Le tribù germaniche in particolare venivano descritte come accozzaglie di pericolosi delinquenti devastatori, dediti a riti crudeli e sanguinari. Erano arretrati culturalmente e vivevano da selvaggi per quanto riguardava le comodità materiali e i costumi sociali. Ma anche quando si trattava di popoli estremamente civilizzati, come i greci, la dominazione romana veniva in qualche modo additata come “il progresso”. I greci, pur nella loro estrema civilizzazione, avevano bisogno di un buon governo, come quello romano: uno stato che garantisse la pace, la sicurezza, la legalità.
Altro concetto chiave della propaganda romana era il culto della leadership, che trovava la sua massima espressione nella figura dell’imperatore, la cui presenza era onnipresente. Le statue dell’imperatore dominavano i luoghi pubblici, e la sua immagine, impressa in ogni moneta, raggiungeva gli angoli più remoti dell’impero. A partire da Ottaviano, la figura dell’imperatore entrò a far parte della religione romana: il monarca era tale per volere degli dei, e quindi sacer (sacro), ma anche sanctus (santo) per la sua condotta di vita e le sue virtù morali e militari. L’imperatore era oggetto del culto imperiale o del genius principis, in suo onore venivano svolte quindi pratiche religiose, e dopo la morte poteva essere pubblicamente divinizzato dal senato.
Il monarca era poi visto in un’accezione paternalistica: il padre della patria, il protettore del popolo, aveva il merito di garantire la pace e la prosperità nell’impero.
Durante i primi tempi dell’impero, il pubblico principale della propaganda imperiale romana era stata solo una minoranza della popolazione dell’impero, e in particolare gli abitanti di Roma e dell’Italia e i soldati. A partire da Adriano l’impero si consolidò e al contempo la propaganda sviluppò una visione più completa e globale di cosa significasse essere parte dell’impero. Adriano e i suoi successori promossero attivamente l’idea che l’impero, pur abbracciando una grande diversità di popoli e di religioni, fosse un unico insieme di valori tra cui spiccava la lealtà verso lo stato imperiale. La comunità civile dell’impero era messa in contrapposizione ai barbari al di fuori e anche ai sovversivi interni. Pare che alcune strutture difensive come il vallo di Adriano avessero anche la funzione di separare idealmente i romani e i barbari; una marcatura del paesaggio che indicava la fine della civiltà e l’inizio della barbarie.
Ma la propaganda romana non era solo pubblicità e apparenze; nascondeva anche una nota di puro terrore, una sorta di agghiacciante avvertimento: vedi le leggende dei nemici vinti torturati, sottoposti a schiavitù, privati dei loro beni. Negli anfiteatri spesso andava in scena pubblicamente la fine degli oppositori di roma, come i cristiani, E i gladiatori che combattevano fino alla morte erano spesso travestiti dai nemici storici dei romani, come i Galli, i Sanniti e i Britanni.
La propaganda antico romana si trasformò radicalmente all’avvento del cristianesimo, che ne segnò la fine; del resto, il paganesimo, con la divinizzazione dell’imperatore e di Giove come dio protettore di Roma, ne era stato il cuore pulsante per mille anni.

Laura Losi