Usanze tipiche e curiose degli antichi romani – 2 parte

Proseguendo la trattazione sulle usanze curiose degli antichi romani, scopriamo che anche il periodo pasquale, ormai imminente, aveva delle traduzioni che in qualche modo sono giunte fino a noi. Alcune fonti narrano infatti che gli antichi contadini romani usavano seppellire un uovo dipinto di rosso nei loro campi al fine di propiziare il raccolto; le uova erano infatti simboliche di vita e di rinascita, e in questo senso erano riconducibili all’arrivo della primavera dopo lo sterile inverno.

 

Erano molte, a Roma, le feste primaverili che omaggiavano le divinità in qualche modo riconducibili all’abbondanza e alla prosperità; molte di esse si tenevano al Circo Massimo con spettacoli di vario tipo. Di queste usanze, una delle più macabre è il sacrificio delle vacche gravide a Tellus per garantire la fertilità del bestiame. Meno impressionante ma sicuramente curiosa è la festa denominata Parilia, che si svolgeva ogni anno il 21 aprile: in quell’occasione si pulivano accuratamente sia gli ovili sia gli armenti, in segno di purificazione della comunità e delle greggi e di rimozione degli aspetti negativi dell’esistenza; a questo scopo venivano anche accesi dei fuochi per illuminare le tenebre e simboleggiare l’arrivo della stagione più soleggiata e luminosa.

 

Anche il nostro Carnevale con l’usanza del travestimento può trovare una corrispondenza con i Saturnalia, antica festività romana che si svolgeva tra il 17 e il 23 dicembre; in questa occasione, gli schiavi venivano considerati uomini liberi ed eleggevano un princeps che si travestiva da nobile, solitamente con un abito rosso, il colore degli dei; in questo senso, alcuni ritengono che derivi da qui la figura di Babbo Natale. Durante i Saturnalia era anche eccezionalmente permesso il gioco d’azzardo, e di qui deriverebbe l’usanza della nostra tombola natalizia. Ne nostre “strenne” prendono poi il nome dalle “strenae” degli antichi romani, che erano dei rametti portafortuna di una pianta propizia che venivano donati all’inizio dell’anno nuovo ad amici e parenti.

 

Parlando di mode molto diffuse nel mondo di oggi, anche il tatuaggio era praticato dagli antichi romani. A differenza dei giorni nostri, però, il tatuaggio era associato all’umiliazione e all’emarginazione: erano tatuati gli schiavi, i malviventi, i gladiatori; pare che, di rado, venissero tatuati anche i nobili, qualora si macchiassero di qualche colpa o reato evidente.

Parlando di ornamenti meno invasivi, anche i gioielli erano molto diffusi nell’antica Roma e in particolare erano gli orecchini a godere del favore delle matrone romane. Secondo alcune fonti, a volte le donne indossavano anche più orecchini su uno stesso orecchio.

Laura Losi

L’Italia delle tradizioni

Dal 1 al 3 febrario si svolgerà nella prestigiosa cornice del Complesso del Vittoriano in Roma un grande evento di carattere nazionale rivolto a esperti e grande pubblico per valorizzare il patrimonio culturale immateriale del nostro Paese.

La manifestazione sarà aperta da un incontro dibattito (nel pomeriggio del 1 febbraio) sul tema del patrimonio culturale intangibile al quale saranno invitate non solo le istituzioni nazionali e internazionali impegnate su queste tematiche, ma anche numerosi esperti di settore.

Nelle giornate del 2 e del 3 febbraio, accanto ad una serie di workshop, sarà dato ampio spazio a momenti dedicati allo spettacolo, con proiezioni, testimonianze, letture e musiche da tutta Italia.