I sampietrini di Roma

sanpietriniI sampietrini sono la celebre pavimentazione di Roma, tipica del centro storico della capitale e di Piazza San Pietro. Si tratta di blocchetti di basalto di diversi tipi e dimensioni, nemici giurati delle amanti dei tacchi a spillo e a stiletto: non cementati, presentano spazi tra una piastrella e l’altra, e il terreno che ne risulta è poco uniforme e scivoloso quando è bagnato. I sampietrini hanno bisogno peraltro di una costante manutenzione. Ma i sampietrini vantano anche diversi lati positivi: lasciano respirare il terreno, sono in grado di sopportare pesanti carichi di traffico, e si adattano facilmente a eventuali irregolarità del terreno, oltre all’indiscutibile valore estetico e storico.

Esteticamente, i sampietrini sono parte della “scenografia” di Roma tanto quanto il Colosseo o i Fori Imperiali, famosi presso i romani e i turisti. Tuttavia, spesso la loro presenza è stata dibattuta, e le opinioni si dividono tra chi li reputa insopportabilmente scomodi e pericolosi e chi non vuole rinunciare al romanticismo e alla suggestione evocati da questa storica pavimentazione.

Il nome di sampietrini deriva da quello degli addetti alla manutenzione della Basilica di San Pietro in Vaticano, operai che si occupavano anche degli arredi e delle decorazioni della basilica fungendo altresì da custodi. Il termine è stato coniato nel 17825 da Monsignor Ludovico Segardi, supervisore Vaticano della Fabbrica San Pietro; dopo che la carrozza di Papa Sisto V fu sul punto di ribaltarsi a causa delle cattive condizioni di piazza San Pietro, Segardi decise di rifare la pavimentazione con questi caratteristici cubetti di basalto. In seguito queste stesse pietre furono usate per pavimentare altre aree di Roma.

I sampietrini sono utilizzati anche a Bologna, dove vengono chiamati bolognini; questo tipo di pavimentazione costituì un modello per tutte quelle città che, essendo lontane da corsi d’acqua, non potevano utilizzare i ciottoli. La differenza sostanziale rispetto ai sampietrini è che questi si ottengono dal basalto, mentre i bolognini dal porfido.

Laura Losi

INVITO A PALAZZO

INVITO A PALAZZO – ARTE E STORIA NELLE BANCHE

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana Con i Patrocini del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

INVITO A PALAZZO
ARTE E STORIA NELLE BANCHE VIII EDIZIONE
sabato 3 Ottobre 2009 ore 10.00 – 19.00
I palazzi storici delle banche italiane, solitamente chiusi al pubblico perché luogo di lavoro, saranno aperti gratuitamente su tutto il territorio nazionale. L’appuntamento è per sabato 3 ottobre 2009 in occasione dell’ottava edizione di Invito a Palazzo. Cittadini, appassionati e turisti potranno così ammirare uno straordinario scorcio di patrimonio architettonico, artistico e paesaggistico, oltre che arredi, opere d’arte di ogni epoca, giardini, cantine, archivi e biblioteche, che le banche italiane conservano e tutelano. All’iniziativa promossa dall’ABI quest’anno parteciperanno 93 palazzi di 52 banche, in 47 città di 17 regioni. Tra le novità di questa edizione 20 sedi che aprono al pubblico per la prima volta. Lombardia (19 palazzi), Emilia Romagna (16 palazzi) e Toscana (10 palazzi) le regioni con più palazzi, mentre Roma si conferma la città con il maggior numero di dimore storiche visitabili.

Palazzo Altieri, Piazza del Gesù, Gruppo Banco Popolare

Palazzo Altieri, Piazza del Gesù, Gruppo Banco Popolare

Invito a Palazzo 2009 si terrà sabato 3 ottobre. I palazzi saranno aperti al pubblico gratuitamente dalle ore 10.00 alle ore 19.00, con visite guidate in italiano e inglese. L’elenco completo dei palazzi che partecipano all’iniziativa sarà disponibile dal mese di settembre sul sito http://palazzi.abi.it.
Si potranno ottenere informazioni sulla manifestazione chiamando da settembre dalle ore 10.00 alle 18.00 il numero 06-6767400 oppure inviando una e-mail all’indirizzo invitoapalazzo@abi.it. Dépliant con l’elenco completo dei palazzi saranno disponibili presso le filiali delle banche aderenti.

Dammi mille baci, libro sull’amore nell’antica Roma

Dammi mille baciTu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio l’invidioso
per un numero di baci così alto.

(Catullo; traduzione di Salvatore Quasimodo)

Leggendo questa e altre poesie d’amore di antichi poeti romani, è affascinante pensare come potessero essere le relazioni sentimentali in un mondo tanto lontano e diverso dal nostro. In una società dove il matrimonio era deciso dai parenti degli sposi per motivazioni di natura economica, in che modo l’amore poteva esplicitarsi e dare origine a una relazione? E come veniva vissuto un matrimonio combinato e imposto da persone esterne? E’ questa, sostanzialmente, la materia indagata da Eva Cantarella nel libro “Dammi mille baci – Veri uomini e vere donne nell’antica Roma” (Feltrinelli, 192 pagine, prezzo di copertina 15€). La Cantarella (scrittrice e docente di Istituzioni di diritto romano e Diritto greco antico all’Università di Milano) aveva già pubblicato il libro “L’amore è un dio – Il sesso e la polis”, un viaggio nella mitologia greca con focus sull’amore, il sesso e il matrimonio. La stessa materia viene indagata in “Dammi mille baci“, ma stavolta l’ambientazione si sposta a Roma e le storie riportate non sono miti e leggende ma vicende vissute da uomini e donne in carne ed ossa.

Ne emerge un quadro generale dove la massima virtù richiesta a un uomo è la sua virilità, celebrata attraverso il culto di Priapo, dio del fallo. L’uomo romano deve essere guerriero sul campo di battaglia come in camera da letto, non per nulla la stirpe di Romolo nasce dalla violenza compiuta da Marte (dio della guerra, appunto) su Rea Silvia. Per lungo tempo, inoltre, solo all’uomo era concessa la decisione del divorzio, e inoltre la donna anche dopo sposata apparteneva alla famiglia paterna.

Tuttavia, sappiamo che le donne non erano tutte sottomesse e subalterne come il sistema avrebbe voluto, ma viceversa ci sono giunte notizie di donne ribelli come la famosa poetessa Sulpicia. La prostituzione era diffusa e regolata attraverso una serie di leggi che comprendevano, tra l’altro, il fatto che le prostitute dovessero abbigliarsi in modo da essere molto riconoscibili rispetto alle matrone. Altra pratica sessuale comune era l’omosessualità o “vizio greco”; la pederastia non era condannata se praticata con schiavi e soprattutto se il cittadino romano in questione assumeva un ruolo attivo. Se il rapporto omosessuale avveniva tra due cittadini liberi, quello che assumeva il ruolo passivo veniva addirittura multato. L’esempio più celebre di omosessualità romana è sicuramente l’imperatore Adriano; quando il suo compagno Antinoo morì annegato, fondò una città in quel luogo e le diede il nome del ragazzo.

L’adulterio femminile veniva condannato in modo durissimo: la donna veniva condannata a morte, mentre il suo amante veniva punito direttamente dal marito che poteva sottoporlo a ogni genere di torture.

Laura Losi

Storia e curiosità su Piazza di Spagna a Roma

scalinata di Trinita dei montiPiazza di Spagna a Roma, con la scalinata di Trinità dei Monti, è sicuramente uno dei monumenti più celebri della capitale e dell’intera penisola, quasi un simbolo dell’italianità stessa.

La scalinata, di 135 gradini, su progettata da Alessandro Specchi e Francesco de Sanctis, architetti attivi nella prima metà del Settecento. La scalinata fu inaugurata nel 1725 (anno del Giubileo) da papa Benedetto XIII e originariamente serviva a collegare l’ambasciata borbonica spagnola (da cui deriva il nome “piazza di Spagna”) alla chiesa di Trinità dei Monti.
La piazza ospita poi altri monumenti di grande valore storico-artistico, come la Fontana della Barcaccia di Pietro e Gian Lorenzo Bernini e il Palazzo della Propoganda Fide. Sulla piazza si affacciano le case-museo del poeta inglese John Keats, vissuto a cavallo tra il 1700 e il 1800, e di Percy Bysshe Shelley, anch’egli poeta romantico inglese amico di Keats. Altro celebre edificio affacciato su Piazza di Spagna è la sala da tè Babington’s, fondata nel 1893 da due aristocratiche inglesi che aspiravano a creare un punto di ritrovo per i tanti connazionali che abitavano nella capitale. Anche oggi questa sala da tè è frequentata da esponenti del jet set internazionale come politici, personaggi del mondo dello spettacolo e famiglie reali. Altro elemento celebre e caratterizzante di Piazza di Spagna è la colonna dell’Immacolata Concezione, risalente all’antica Roma e collocata a Piazza di Spagna nel 1857 in memoria, appunto, del dogma dell’Immacolata Concezione.

Tantissimi personaggi storici sono passati per Piazza di Spagna: in una locanda sulla piazza alloggiò per un certo periodo Giuseppe Balsamo detto Cagliostro, famoso esoterista e alchimista. Pare che anche il suo arresto avvenne nei pressi di Piazza di Spagna e secondo alcuni il fantasma della moglie Lorenza Feliciani si aggira ancora oggi in quei paraggi, essendo stata lei stessa a denunciare il marito al Sant’Uffizio.

Per il suo valore artistico e simbolico e per l’aspetto scenografico derivato dalla monumentale scalinata e dalla planimetria a farfalla, Piazza di Spagna ha fatto da sfondo a molti film di successo: C’eravamo tanto amati, Vacanze Romane e Le ragazze di Piazza di Spagna sono soltanto tre dei molti film che hanno scelto questa location come ambientazione delle vicende dei protagonisti.

La scalinata di Trinità dei Monti si rivela poi una meravigliosa passerella per le sfilate di moda che qui si svolgono frequentemente. Uno degli eventi più celebri in questo senso è Donna sotto le stelle, manifestazione di moda e di spettacolo che coinvolge stilisti di fama internazionale e personaggi famosi del cinema e della televisione. Creata dall’organizzazione AltaRoma, Donna sotto le stelle si svolge ogni anno durante il mese di luglio.

Laura Losi