ROMA CAPITALE
In occasione del 140° Anniversario di ROMA CAPITALE l’Amministrazione Comunale della città promuove un incontro di studi dedicato al ruolo di Roma nella creazione dell’identità nazionale. Leggi tutto »
In occasione del 140° Anniversario di ROMA CAPITALE l’Amministrazione Comunale della città promuove un incontro di studi dedicato al ruolo di Roma nella creazione dell’identità nazionale. Leggi tutto »
Ci è giunto davvero poco della musica dell’antica Roma, anche a causa della soppressione, attuata dai primi padri della chiesa, di tutto ciò che aveva a che fare con il teatro e l’intrattenimento romano in generale. Pare che la musica romana non fosse creativa e originale come quella greca, ma che tuttavia ne abbia ripreso il sistema di scale o modi; si trattava di melodie prevalentemente monofoniche e che, nel caso della musica vocale, seguivano l’andamento metrico dei testi. La musica romana non fu peraltro influenzata solo da quella greca, ma anche da quella etrusca e, in concomitanza con l’espansione imperiale, quella africana e mediorientale. Alcuni elementi della musica dell’antica Roma erano quindi extraeuropei; un tentativo di ricreare il fascino di queste atmosfere è stato fatto in Italia dal gruppo Synaulia.
La scarsità di fonti per la musica dell’antica Roma si può imputare, in parte, anche al fatto che probabilmente i musicisti romani non leggevano le partiture ma suonavano “ad orecchio”. Sicuramente la musica aveva un grande valore sociale e veniva usata durante i banchetti, i funerali, le feste private, gli spettacoli e le cerimonie religiose. I concorsi musicali erano piuttosto comuni e ad uno di questi prese parte anche l’imperatore Nerone, che si spinse fino in Grecia per partecipare alla competizione.
Anche alcuni strumenti musicali erano in comune con l’antica Grecia; tra questi la lira, una sorta di arpa presto rimpiazzata dalla cetra che è forse lo strumento più utilizzato della Roma antica. La cetra, più grande e pesante della lira, è caratterizzata da un suono forte, dolce e penetrante; insieme al liuto, precorre la moderna chitarra.
Erano anche molto presenti e amati gli strumenti a percussione, come vari tipi di tamburi che servivano per la danze ritmiche, i riti celebrativi come quelli delle Baccanti, gli usi militari, la caccia e anche il controllo delle api negli alveari. Altro strumento a percussione era poi il sistro, strumento idiofono proveniente dall’Antico Egitto. Pare poi che nell’antica Roma fosse presente una sorta di incrocio tra un organo e una zampogna, di cui alcune immagini a mosaico si trovano presso il Museo Archeologico di Napoli. Non è chiaro se venisse soffiato a bocca o con qualche soffietto meccanico.
La musica era poi ampiamente presente nella mitologia romana: tra le divinità più celebri citiamo le Muse e Apollo, che con la cetra era in grado di ipnotizzare i suoi ascoltatori.
Laura Losi
Le conquiste degli ultimi anni nel campo della tecnologia e dell’informatica hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere e di comunicare; oggi ci vengono del tutto naturali gesti che fino a pochi decenni fa sembravano agli occhi dei più pura fantascienza, come scattare una foto col cellulare ed inviarla ad un amico nello spazio di pochi secondi.

L’erboristeria, come è noto, affonda le sue radici nella notte dei tempi; l’arte di conoscere, coltivare e riutilizzare le piante per scopi terapeutici, cosmetici o nutritivi accomuna tutti i popoli antichi e la civiltà romana non fa eccezione.
Anche in questo campo, l’influenza greca si fece sentire e i romani in molti casi migliorarono e completarono le scoperte greche, soprattutto quando alcuni tra i più grandi medici di questo paese si trasferirono nell’impero a seguito della conquista.
L’erboristeria ebbe grande applicazione nella medicina romana. In questo senso, tra le erbe più utilizzare ci furono i finocchi per le loro proprietà calmanti, diuretiche e anti-infiammatorie.
L’emula campana veniva usata per tantissimi scopi: come stomachica, vermifuga, tonica e diuretica; per calmare la tosse e la bronchite; esternamente, per risolvere problemi della pelle come eczema, herpes e punture di insetti.
La salvia aveva un valore sacro e religioso; presso i romani doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l’intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati. Il suo stesso nome è testimone delle virtù che i romani le riconoscevano: salvia ha la stessa radice del verbo salvare e della parola salus (salvezza, ma anche salute). Tra i principali effetti riconosciuti c’erano quello antisettico, digestivo e calmante.
Anche l’aglio era molto utilizzato. Nelle Bucoliche di Virgilio si parla di una bevanda di timo e aglio che i pastori assumevano per proteggersi dai morsi delle vipere. L’aglio veniva poi utilizzato per curare i problemi del cuore e contro raffreddore e influenza.
Il fieno greco fu un’altra pianta che i romani utilizzarono per curare una vasta serie di disturbi, dai problemi dei bronchi all’abbassamento della libido. Tuttora al fieno greco vengono riconosciute ottime proprietà ricostituenti, ed è molto usato nella cosmesi.
Una pianta oggi estinta molto usata dai romani era il silfio, una specie di finocchio gigante che un tempo rappresentava la maggiore risorsa commerciale di Cirene e che oggi possiamo vedere in ritratta in alcune monete di questa città.
Secondo la leggenda, la pianta era un dono del dio Apollo. Era ampiamente utilizzata dalla maggior parte delle antiche culture mediterranee; i Romani la consideravano “valere il suo peso in denarii.” In medicina era usata per trattare la tosse, la gola irritata, la febbre, l’indigestione, i dolori, le verruche e tutti i tipi di malattie. Ma soprattutto, secondo Plinio il Vecchio, era utilizzata come contraccettivo, per le sue virtù estrogeniche che la rendevano attiva per la prevenzione o interruzione della gravidanza.
Le virtù del salice, in particolare delle foglie e della corteccia, sono descritte dal celebre medico greco Ippocrate che ne vanta le proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie nel V secolo a.C. Successivamente queste qualità furono riconosciute anche da personalità come Plinio e Dioscoride e il salice divenne un’altra pianta molto impiegata nella medicina romana.
Altre piante medicinali vengono poi descritte da Virgilio nelle sue opere; tra esse troviamo il papavero, utilizzato prevalentemente come anestetico e come cura per l’insonnia. Una pianta largamente impiegata come afrodisiaco era la rucola, di cui parla anche Columella nel De re rustica; le sue foglie venivano utilizzate nei filtri d’amore e talvolta la coltivazione veniva effettuata nei terreni che ospitavano le statue falliche erette in onore di Priapo, dio della virilità.
Se siete in cerca di qualcosa che esuli dalle consuete mete turistiche, sicuramente il Museo delle anime del purgatorio di Roma (di cui abbiamo già accennato nell’articolo su I musei più bizzarri di Roma) è una meta da tenere presente. Il museo si trova presso la sagrestia della chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, Lungotevere Prati 12.