Se gli antichi romani avessero avuto internet…

Le conquiste degli ultimi anni nel campo della tecnologia e dell’informatica hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere e di comunicare; oggi ci vengono del tutto naturali gesti che fino a pochi decenni fa sembravano agli occhi dei più pura fantascienza, come scattare una foto col cellulare ed inviarla ad un amico nello spazio di pochi secondi.

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A noi stessi viene spontaneo chiederci come facevamo a vivere senza il cellulare e le email; ed è divertente pensare a come tutti questi meccanismi oggi automatici avrebbero potuto applicarsi nell’antica Roma. Ecco qualche idea.

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Il lusso nell’antica Roma

Tornare indietro e vivere nell’antica Roma sarebbe una cosa meravigliosa, ma solo per i ricchi; il romano della classe elevata, infatti, aveva un tenore di vita veramente alto, come ci si aspetta da una società imperialista e basata sulla schiavitù. I lussi degli antichi romani comprendevano case sontuose, tessuti preziosi, opere d’arte inestimabili, ma anche un’elettrizzante vita notturna fatta di feste e banchetti principeschi. Altri lussi erano poi frequentare palestre e terme, e andare a teatro: passatempi ampiamente condivisi anche dai benestanti di oggi.
Per le donne, acconciature, gioielli e cosmetici erano sfizi molto ricercati in cui si amava spendere tempo e denaro; l’obiettivo, come oggi, era apparire al meglio, non solo per la propria soddisfazione personale ma anche per sottolineare il proprio status elevato. Anche i vestiti erano importantissimi in questo senso; il color porpora per tingere le vesti, in particolare, era frutto dei coloranti più costosi e divenne così sinonimo di ricchezza e di potere. I colori utilizzati per le tuniche multicolori erano tratti da molluschi che permettevano di ottenere una gamma di tinte dall’arancio al viola scuro tendente al nero; per estrarre circa 1,5 grammi di puro viola ci volevano circa 12.000 molluschi; secondo la leggenda, lo stesso Ercole aveva scoperto questo inestimabile colorante. Anche la qualità della stoffa aveva la sua importanza; durante l’impero iniziarono a diffondersi preziose sete importate dalla Cina.
Le terme erano un vero e proprio ritrovo sociale; le balneazioni erano prolungate e, com’è noto, si dividevano in frigidarium, tepidarium e calidarium; poi si passava alla piscina e alla palestra dove svolgere gli esercizi o ritrovarsi a chiacchierare con amici e conoscenti. Il tutto era svolto con un contorno di schiavi armati di oli e creme, deputati al massaggio e alla detersione degli illustri padroni.

I giochi e le rappresentazioni teatrali erano un altro passatempo comune dei ricchi romani. Naturalmente, alle classi più abbienti venivano riservati i posti migliori all’interno dell’anfiteatro; qui i nobili potevano fare il tifo, mangiare, fare scommesse e socializzare.

Tra i membri delle classi superiori, non impegnati in lavori manuali, diventò pian piano normale demandare tutti gli impegni professionali al mattino; il prandium generalmente segnava la fine della giornata lavorativa e talvolta dopo ci si recava alle terme. La cena veniva servita verso le quattro e poteva durare fino a tarda notte, soprattutto se gli ospiti erano numerosi. Le pietanze erano ovviamente raffinate e lussuose e si articolavano in gustatio (una sorta di antipasto) primae mensae (piatto principale) e dessert (secundae mensae). Tutto ciò che veniva scartato, come i gusci dei frutti di mare, era tranquillamente gettato a terra, dove veniva prontamente spazzato via da uno schiavo. D’estate si usava mangiare all’aperto, come dimostrano le vestigia di alcuni divani in pietra rinvenuti nei giardini di Pompei.

La cena poteva anche essere accompagnata da un intrattenimento; ad esibirsi erano solitamente musicisti, acrobati, poeti e ballerini.

L’acconciatura nell’Antica Roma

Capelli Antica RomaL’acconciatura nell’antica Roma è una materia il cui fascino arriva fino ai giorni nostri, come dimostrano alcuni tipi di styling che spesso vengono proposti in passerella o nei saloni di bellezza in caso di matrimoni e cerimonie di vario tipo. Osservando le sculture delle donne dell’antica Roma, si resta colpiti dalla creatività della acconciature, molto elaborate soprattutto se si tratta di donne sposate delle classi elevate. Se la moda romana rimase nei secoli relativamente semplice e immutabile, l’evidenza dello status sociale venne affidata perlopiù ai tipi di tessuto, ai gioielli, agli accessori e, appunto, alle acconciature.

acconciatura antica RomaSe le fanciulle potevano anche solo raccogliere i capelli con una crocchia sul retro o con un nodo a spirale nella parte superiore della testa, le donne dedicavano alle acconciature molto tempo e sforzo. Erano assistite da esperti parrucchieri che aumentavano il volume della chioma o la allungavano tramite ciuffi posticci e parrucche. I capelli venivano tinti e decolorati, stirati e arricciati tramite ferri roventi, scolpiti con un esercito di forcine, retine e ausili meccanici di vario tipo. Grande importanza avevano poi gli accessori che venivano apposti sulle chiome: nastri, fermagli, forcine preziose erano accessori indispensabili affinché il risultato fosse sofisticato quanto si conveniva.

Le tinture arrivavano dalle più svariate parti dell’impero: l’henné, ad esempio, molto usato durante l’epoca imperiale, veniva dall’Egitto. Le tonalità erano estremamente varie e pare arrivassero fino all’azzurro.

I primi stili sono abbastanza semplici, e vanno dalla ciambella e chignon all’usanza di legare strettamente i capelli alla sommità della testa con dei nastri, all’usanza etrusca. Ben presto però queste semplici pettinature vennero sostituite con grandiose creazioni che per altezza e complicazione non hanno avuto rivali fino alla corte francese di Luigi XVI. La pettinatura era così importante che venivano commissionate acconciature rimovibili per i busti, in modo che l’immagine della persona ritratta venisse ricordata al culmine della moda dell’epoca.

I capelli venivano anche profumati attraverso prodotti appositi; per l’acconciatura venivano usati diversi tipi di pettine e spazzole, nastri, retine in fili d’oro finemente intessute, nastri, ghirlande di fiori e gioielli preziosi: l’oro e le perle erano molto usati negli ornamenti per i capelli.

Anche gli uomini, dal canto loro, col passare dei secoli presero a farsi arricciare e tingere i capelli – tra i primi che sfoggiarono boccoli artificiali ricordiamo l’imperatore Adriano e suo figlio Lucio Cesare; chi soffriva di calvizie iniziò a farsi applicare capelli posticci, la qual cosa era presa molto di mira dai poeti satirici romani.

I posti più romantici di Roma

Tra le mille motivazioni che spingono italiani e stranieri a visitare la città di Roma c’è anche l’indubbia componente romantica. La città eterna infatti comprende molti luoghi emozionanti per gli innamorati, posti meravigliosi in grado di regalare momenti speciali e indimenticabili. Leggi tutto »

Le ricette nella Roma antica

mosaico garum romano

Le ricette dell’Antica Roma sono giunte ai nostri giorni soprattutto tramite la raccolta in dieci libri De re coquinaria, redatta intorno al 230 d.C. da un cuoco di nome Celio che la attribuì ad Apicio, nome che ancora ai giorni nostri è connesso alla gastronomia romana. Il nome Apicio si riferisce in realtà a tre persone vissute in epoche diverse e accomunate dalla passione verso il cibo e i banchetti, per i quali spendevano somme spropositate – la leggenda vuole che il secondo Apicio, vissuto in epoca augustea, si fosse suicidato proprio per aver dilapidato il proprio ingente patrimonio in banchetti. Le ricette dell’antica Roma si riferiscono quindi a portate offerte durante i sontuosi banchetti nelle ville patrizie, ricevimenti opulenti e raffinati dove venivano serviti piatti di carne, pesce e verdura. L’alimento romano più celebre ai giorni nostri è sicuramente il garum, salsa a base di pesce utilizzata ovunque e che si collega alla forte presenza di condimenti all’interno dei piatti romani. Altre salse erano a base di miele, di mosto, di verdure e di spezie, e spesso i sapori risultavano così forti da coprire quasi del tutto il gusto originale del piatto condito.

La ricetta del garum romano rimane tuttora un mistero, forse perchè era così utilizzata che nessuno sentiva il bisogno di trascriverla. Apicio accenna soltanto che si tratta di un prodotto della fermentazione delle interiora di pesce. Dice che dalla fermentazione di queste interiora si separa un solido e un liquido che chiama liquamen. Anche le spezie erano molto utilizzate, così come l’accostamento di sapori dolci e salati, in un mix che probabilmente risulterebbe disgustoso per il gusto contemporaneo.

Più interessante risulta la ricetta del vino aromatizzato, che riporto di seguito “Siano versati in un vaso di bronzo un quarto di vino e due cucchiai di miele, in modo che, mentre il miele bolle, il vino diminuisca di volume. Scaldalo a fuoco lento; gira il tutto finchè prenderà il bollore; quando comincerà a salire, trattienilo versando altro vino. Una volta freddo fallo scaldare di nuovo. Ripeti per altre due volte. Il giorno dopo lo schiumerai. Aggiungi allora 120g di pepe, poco pistacchio, cannella e zafferano, cinque ossi arrostiti di datteri; trita cinque datteri che dal giorno precedente avrai posto nel vino per farli ammorbidire. Fatto ciò versa due litri circa di vino giovane”.

Tra le tante ricette di carne, si distingue il fegato cotto alla brace: fu grazie allo stesso Apicio che il fegato da “iecur” iniziò a chiamarsi “ficatum” per via della sua abitudine di ingrassare gli animali con i fichi.

Ingredienti: fegato di maiale, aceto, pepe, sedano, bacche di alloro, sale, pepe, budelli di maiale (o rete)
Preparazione: tagliare a pezzetti del fegato e metterlo in una marinata composta di aceto, pepe macinato, sedano tritato e bacche di alloro. Passato del tempo, ritirare i pezzi di fegato dalla marinata, salarli, peparli, e riempirci dei piccoli budelli, avendo cura di legarli bene. Preparare una griglia unta e rovente ed arrostirci il ficatum.

Per saperne di più, potete acquistare il libro “La cucina dell’Antica Roma” di H.-P. von Peschke e W. Feldmann, Guido Tommasi Editore, 18 Euro.

Laura Losi

Fonti:
-la ricetta del vino aromatizzato è tratta da www.gustoblog.it
-la ricetta del fegato alla brace è tratta da www.taccuinistorici.it
-Wikipedia