La riscoperta di Dada e Surrealismo al Complesso del Vittoriano di Roma

Irrispettoso, stravagante e umoristico, il dadaismo fu un movimento culturale nato durante la Prima Guerra Mondiale con connotazioni di aperta protesta contro la barbarie in atto nel mondo. Per la prima volta l’arte non prestava più attenzione all’estetica, e per questo motivo il dada fu definito dai suoi stessi protagonisti “non-arte” o “anti-arte”; così come la ragione era stata spazzata via dalla guerra, il dada spazzava via la positività dell’arte creando un qualcosa di irrazionale, anarchico e distruttivo. Gli stessi dadaisti hanno descritto dada come “un fenomeno che scoppia nella metà della crisi morale ed economica del dopoguerra, un salvatore, un mostro che avrebbe sparso spazzatura sul suo cammino. Un sistematico lavoro di distruzione e demoralizzazione… che alla fine non è diventato che un atto sacrilego.”
Intorno agli anni Venti, l’approccio irrazionale del dadaismo fu in qualche modo canalizzato dal surrealismo, movimento che ebbe come principale teorico Andrè Breton. Il manifesto del surrealismo (1924) definì così la nuova corrente: “automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.” Il punto di partenza è quindi l’inconscio, il sogno; nel surrealismo prende forma ciò che non è visibile e che risponde a logiche che non hanno nulla a che vedere con quelle tradizionali.

La mostra di Roma “La riscoperta di Dada e Surrealismo” rende omaggio a queste due correnti artistiche che hanno stravolto il mondo dell’arte nella prima metà del secolo scorso, e ai suoi interpreti principali, come Man Ray, Renè Magritte, Marcel Duchamp.
In mostra saranno presenti oltre 500 opere tra cui alcuni dei simboli di questi movimenti, come Il violino d’Ingres e l’Objet indestructible di Man Ray, L.H.O.O.Q di Marcel Duchamp (meglio conosciuta come “la Gioconda coi baffi) o la Fontana dello stesso Duchamp.
Laura Losi
La mostra, presso il Complesso del Vittoriano di Roma, resterà aperta al pubblico dal 9 ottobre 2009 al 7 febbraio 2010. Dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.30; domenica 9.30 – 20.30. L’entrata, che si può prenotare, è di € 10,00 il biglietto intero e € 7,50 il ridotto.
Per informazioni telefonare allo 06/6780664.


Un progetto di mostra collettiva non è soltanto un progetto di allestimento che, nella migliore delle ipotesi, valorizzi il lavoro degli artisti partecipanti, ma è, nelle intenzioni del curatore Angelo Capasso, un modo per ripensare la collettiva come un group-show che propone un e presenta visivamente un concetto comune.
Ron English, artista di spicco della mostra e detto l’Andy Warhol dei nostri giorni, è l’autore del celebre ritratto del volto di Barak Obama mixato a quello di Abraham Lincoln, dipinto che ha caratterizzato la campagna elettorale dell’attuale presidente degli USA. Oltre a Warhol, English trae ispirazione dalla band dei Kiss, vari autori di fumetti e, in generale, dalla cartellonistica stradale, soprattutto quella dei fast food: l’affissionistica è uno dei campi d’elezione di English. Altro soggetto molto amato dall’artista inglese è il Guernica di Picasso; ne ha create decine di versioni, dallo stile Disney a quelle che vedono i personaggi trasformati in calciatori, scolari e via dicendo. English ha anche dipinto la più grande versione di Guernica al mondo, presso lo Station Museum di Houston.