Il Vittoriano di Piazza Venezia è sicuramente uno dei monumenti più noti di Roma, e la sua storia è ricca di piccole ma interessanti curiosità. Il suo nome deriva dal nome di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d’Italia, cui il monumento è dedicato. L’altro nome con cui è conosciuto il Vittoriano è l’Altare della Patria, che in realtà costituisce solo un elemento dell’intero complesso. A causa del suo aspetto architettonico molto criticato da giornalisti e esperti d’arte, al Vittoriano sono poi stati affibbiati diversi soprannomi. In Francia il monumento è conosciuto come “la grande tarte” (”la grande torta“), per la sua somiglianza con una gigantesca torta nuziale decorata con panna e meringa. La popolazione romana, proverbialmente diretta nell’esprimere le proprie opinioni, non si è mai molto affezionata a questa ingombrante costruzione, a cui ha attribuito l’appellativo di “macchina da scrivere” in riferimento ai voluminosi aggeggi meccanici di una volta.

Vittoriano
Il progetto del Vittoriano è risale al 1882, quando il giovane architetto marchigiano Sacconi vinse il relativo concorso cui parteciparono in totale un centinaio di proposte. L’obiettivo era quello di creare un monumento che celebrasse il Padre della Patria Vittorio Emanuele II, morto 4 anni prima, e la stagione risorgimentale in genere. Sacconi si ispirò a grandi monumenti classici come il tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina e soprattutto l’altare di Zeus a Pergamo, che proprio in quegli anni veniva trasportato in Germania dove venne poi ricostruito da archeologi tedeschi a Berlino, nel Pergamon Museum.
La sua idea, già da molti considerata anacronistica e pretenziosa, dovette poi accollarsi anche le istanze dei “piani alti”, che prevedevano, ad esempio, la colossale statua equestre del re a cavallo, e l’uso di marmo bianco invece del classico travertino. Quest’ultima iniziativa venne dal potente ministro Zanardelli, bresciano d’origine, che impose l’uso del botticino di Brescia, materiale di un bianco cangiante che secondo molti costituiva un insulto al gusto estetico della cotta e all’architettura del vicino Foro Romano e di tutti gli altri monumenti antichi e medievali.
Altra curiosità è poi legata all’inaugurazione del monumento, quando le autorità decisero di offrire un rinfresco a un ristretto gruppo di invitati selezionati tra coloro che parteciparono al progetto; l’evento fu organizzato proprio all’interno del ventre del colossale cavallo bronzeo, che date le enormi dimensioni era in grado di ospitare comodamente più persone.
21 maggio 2010 | Archiviato in Storia e curiosità | lascia un commento
Un nuovo progetto del Sistema Musei Civici, nato dalla collaborazione tra l’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, la Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, Zètema Progetto Cultura e Fondazione Valore Italia, include l’allestimento di mostre su Second Life. Il progetto parte da due presupposti fondamentali: il primo, più ovvio, è la fruibilità dell’opera d’arte da parte di tutti senza muoversi dalla propria postazione tecnologica e senza sottostare a date e orari di apertura e chiusura; la seconda è la possibilità di entrare nelle opere d’arte in modo più immersivo, coinvolgente e interattivo. Insieme alla ricostruzione della Roma Antica su Google Earth, questa iniziativa si colloca in un fenomeno di sempre più alta interazione tra cultura artistica e tecnologia all’avanguardia. Parlando di Second Life, la città di Mantova fu la prima ad essere riprodotta nel celebre mondo virtuale tridimensionale; la sua controparte si rifà alla Mantova di oggi e, naturalmente, comprende anche monumenti storici come Palazzo Tè, il Teatro Bibiena e la Basilica di S.Andrea. La prima regione italiana presente su Second Life è stata invece la Toscana, che è entrata a far parte della realtà virtuale nel 2007; da subito le ricostruzioni dei monumenti storici furono guardate con ammirazione, in particolare il Duomo di Firenze, fedelmente riprodotto e visitabile internamente e esternamente. La Provincia di Vicenza ha realizzato dal 21 gennaio 2008 il “Park Palladio” ovvero un’isola con le ricostruzioni della Basilica Palladiana, di Palazzo Barbaran Da Porto e della Villa Cordellina. Il Park è stato dedicato al Palladio poiché proprio nel 2008 cade il cinquecentenario dalla nascita dell’illustre architetto vicentino. Il Park è stato inaugurato con la benedizione virtuale dell’avatar del Vescovo di Vicenza Cesare Nosiglia. Tornando ai monumenti romani, l’antica via Flaminia, con i suoi monumenti in parte scomparsi, è ora visitabile grazie ad una ricostruzione virtuale, il ”Museo virtuale della Via Flaminia antica”, che ha sede permanente in una sala del Museo Nazionale Romano alle terme di Diocleziano. Oltre a visitare i monumenti, è possibile interagire con gli antichi romani tra cui “celebrities” dell’epoca come Livia e Augusto. Le quattro tappe del viaggio nel tempo sono Ponte Milvio, l’area archeologica di Grottarossa, la Villa di Livia a Prima Porta, e Malborghetto, un casale fortificato in epoca medievale. La ricostruzione, realizzata dal team di Maurizio Forte dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali, ha richiesto più di due anni di lavoro. Si tratta del primo museo virtuale archeologico a livello europeo; qui il visitatore è un reale protagonista interattivo del cyberspazio. Il progetto comprende anche un’applicazione per Second Life. Splendida opportunità di un viaggio nel tempo o presuntuosa volontà di far rivivere un mondo ormai remoto? Difficile a dirsi; se queste iniziative da un lato contribuiscono ad alzare il percepito di Second Life, che da molti viene ancora visto come fuga dalla realtà - o peggio – dall’altro molti ambienti culturali restano ancora scettici nei riguardi dell’arte vista su uno schermo anzichè che dal vivo, pur con tutte le sue cicatrici.
Laura Losi
20 novembre 2008 | Archiviato in archeologia, mostre, news | lascia un commento