L’acconciatura nell’Antica Roma

Capelli Antica RomaL’acconciatura nell’antica Roma è una materia il cui fascino arriva fino ai giorni nostri, come dimostrano alcuni tipi di styling che spesso vengono proposti in passerella o nei saloni di bellezza in caso di matrimoni e cerimonie di vario tipo. Osservando le sculture delle donne dell’antica Roma, si resta colpiti dalla creatività della acconciature, molto elaborate soprattutto se si tratta di donne sposate delle classi elevate. Se la moda romana rimase nei secoli relativamente semplice e immutabile, l’evidenza dello status sociale venne affidata perlopiù ai tipi di tessuto, ai gioielli, agli accessori e, appunto, alle acconciature.

acconciatura antica RomaSe le fanciulle potevano anche solo raccogliere i capelli con una crocchia sul retro o con un nodo a spirale nella parte superiore della testa, le donne dedicavano alle acconciature molto tempo e sforzo. Erano assistite da esperti parrucchieri che aumentavano il volume della chioma o la allungavano tramite ciuffi posticci e parrucche. I capelli venivano tinti e decolorati, stirati e arricciati tramite ferri roventi, scolpiti con un esercito di forcine, retine e ausili meccanici di vario tipo. Grande importanza avevano poi gli accessori che venivano apposti sulle chiome: nastri, fermagli, forcine preziose erano accessori indispensabili affinché il risultato fosse sofisticato quanto si conveniva.

Le tinture arrivavano dalle più svariate parti dell’impero: l’henné, ad esempio, molto usato durante l’epoca imperiale, veniva dall’Egitto. Le tonalità erano estremamente varie e pare arrivassero fino all’azzurro.

I primi stili sono abbastanza semplici, e vanno dalla ciambella e chignon all’usanza di legare strettamente i capelli alla sommità della testa con dei nastri, all’usanza etrusca. Ben presto però queste semplici pettinature vennero sostituite con grandiose creazioni che per altezza e complicazione non hanno avuto rivali fino alla corte francese di Luigi XVI. La pettinatura era così importante che venivano commissionate acconciature rimovibili per i busti, in modo che l’immagine della persona ritratta venisse ricordata al culmine della moda dell’epoca.

I capelli venivano anche profumati attraverso prodotti appositi; per l’acconciatura venivano usati diversi tipi di pettine e spazzole, nastri, retine in fili d’oro finemente intessute, nastri, ghirlande di fiori e gioielli preziosi: l’oro e le perle erano molto usati negli ornamenti per i capelli.

Anche gli uomini, dal canto loro, col passare dei secoli presero a farsi arricciare e tingere i capelli – tra i primi che sfoggiarono boccoli artificiali ricordiamo l’imperatore Adriano e suo figlio Lucio Cesare; chi soffriva di calvizie iniziò a farsi applicare capelli posticci, la qual cosa era presa molto di mira dai poeti satirici romani.

La cosmesi nell’antica Roma

Capita spesso, guardando film ambientati nell’antica Roma, di giudicarli poco verosimili perchè le donne appaiono perfettamente truccate, acconciate e depilate come moderne dive del cinema. In realtà, le donne romane tenevano molto alla cosmesi, al punto che esistevano figure apposite deputate a produrre trucchi e maschere di bellezza, le schiave cosmetae. Il culto della bellezza, ottenuta anche attraverso mezzi artificiali, era ben presente nell’antica Roma, e dava il suo contributo ad alimentare il commercio con altri paesi. Come oggi si celebra il profumo francese, all’epoca le fragranze più ricercate venivano dall’Egitto, da Cipro e dalla Grecia. I profumi pregiati avevano un costo considerevole e venivano venduti all’interno di preziose boccette finemente lavorate, alcune delle quali sono giunte fino a noi e si possono ammirare nei musei di archeologia. Due anni fa si è tenuta proprio ai Musei Capitolini una mostra sull’argomento, e nella fattispecie un’esposizione di più di 100 reperti antichi che comprendevano gli strumenti utilizzati per creare profumi e unguenti (come bracieri, miscelatori, apparati distillatori), ampolle e contenitori vari, e vere essenze dell’epoca ricreate dagli archeologi. Il tutto era stato recuperato grazie a scavi archeologici effettuati a Cipro e in particolare nella località di Pyrgos, probabile sede della più antica fabbrica di essenze di tutto il Mediterraneo. Oltre ai profumi, gli antichi patrizi romani facevano grande uso di unguenti e balsami idratanti per la pelle del corpo, prodotti profumati a base oleosa che avevano lo scopo di restituire nutrimento ed elasticità alla pelle, soprattutto dopo le sedute alle terme, cuore indiscusso della cosmesi romana. Uomini e donne si depilavano utilizzando la cera , il rasoio e la pinzetta; per le donne la depilazione doveva essere naturalmente molto accurata. Pare che anche nell’antica Roma il makeup fosse soggetto a tendenze che potevano cambiare a seconda delle culture straniere con cui si veniva a contatto. In generale, venivano utilizzate le stesse tipologie di cosmetici che utilizziamo ancora oggi: fondotinta, rossetto, fard, ombretti per palpebre e sopracciglia, e il kajal che arrivava dall’India. Anche gli uomini si truccavano, generalmente solo con il fondotinta. Erano molto di moda i nei dipinti sulla guancia. Uomini e donne si tingevano i capelli e presso le donne era molto ricercato il biondo, che veniva ottenuto schiarendo la propria base naturale. Presso gli uomini andava invece il nero e le prostitute si tingevano di rosso. Le hair stylist (all’epoca ornatrix) erano molto ricercate; in alcuni periodi, come quello dei Flavi, andavano di moda complicate acconciature di riccioli, a cui nei periodi successivi subentrarono pettinature più sobrie. In caso di calvizie o di una capigliatura poco folta, veniva posto rimedio tramite ciuffi posticci o parrucche; le più pregiate erano quelle di capelli veri che venivano dall’india. Per sbiancare i denti, esistevano già rudimentali dentifrici a base di bicarbonato di sodio.

Laura Losi

La lupa e la sfinge. Roma e l’Egitto dalla Storia al Mito

C’e’ uno stretto rapporto che lega Roma all’Egitto, come testimoniano gli obelischi, i leoni egizi alla base della scalinata del Campidoglio, i reperti del tempio di Iside nel rione Campo Marzio, il grande mosaico del Nilo custodito nel Tempio della Fortuna di Palestrina, la Piramide Cestia. Un legame al centro della mostra “La lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto dalla storia al mito“, a Castel Sant’Angelo fino al 9 novembre.

La cultura egizia è così affascinante da aver fatto presa anche sugli antichi romani. I legami, infatti fra Roma e Egitto furono strettissimi. In un certo periodo, ad esempio, i romani più ricchi: esponenti delle classi più alte, avevano preso l’abitudine di farsi costruire monumentali piramidi quale luoghi di sepoltura. Fu un legame che durò nei secoli anche nel Rinascimento e oltre…

La mostra è aperta tutti i giorni tranne il lunedì. Biglietto: 8,50 euro, il ridotto 6.
Museo nazionale di Castel Sant’Angelo – Lungotevere Castello, 50 – Info: 06.6819111