“Senti le disavventure di Claudio. La moglie, non appena lo vedeva addormentato, spingendo la sua audacia di augusta meretrice sino a preferire una stuoia al talamo del Palatino, incappucciata di nero, l’abbandonava scortata da una sola ancella. Nascondendo la chioma scura sotto una parrucca bionda, varcava la soglia di un lupanare tenuto caldo da un tendone malandato, dove in una cella a lei riservata, col falso nome di Licisca, si prostituiva ignuda, i capezzoli dorati, offrendo il ventre che, generoso Britannico, un tempo t’aveva portato. Lasciva accoglieva i clienti, chiedeva il prezzo stabilito [e giacendo supina assaporava l'assalto d'ognuno]. Leggi tutto »
8 ottobre 2010 | Archiviato in Storia e curiosità | 1 Commento
1) Il matrimonio nell’antica Roma ebbe probabilmente origini mitiche, e in particolare nel famoso ratto delle Sabine, quando Romolo e i suoi compagni promisero alle fanciulle rapite delle nozze onorevoli, in cui avrebbero potuto godere i benefici della proprietà, della cittadinanza romana, dei figli. Ed è proprio quest’ultimo aspetto a costituire la finalità principale del matrimonio: la possibilità di avere dei figli legittimi.
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1 ottobre 2010 | Archiviato in Storia e curiosità | lascia un commento
Tutti coloro che contribuirono alla creazione dell’Impero romano si sentirono in dovere di giustificare gli atti di conquista, e al contempo cercare il favore del popolo, attraverso una propaganda che utilizzava vari canali e strategie.
Uno dei temi più popolari e costanti era l’idea che Roma rappresentasse la pace, il buon governo e lo stato di diritto. I popoli che erano sottomessi erano invece barbari, incivili e pericolosi. Le tribù germaniche in particolare venivano descritte come accozzaglie di pericolosi delinquenti devastatori, dediti a riti crudeli e sanguinari. Erano arretrati culturalmente e vivevano da selvaggi per quanto riguardava le comodità materiali e i costumi sociali. Ma anche quando si trattava di popoli estremamente civilizzati, come i greci, la dominazione romana veniva in qualche modo additata come “il progresso”. I greci, pur nella loro estrema civilizzazione, avevano bisogno di un buon governo, come quello romano: uno stato che garantisse la pace, la sicurezza, la legalità.
Altro concetto chiave della propaganda romana era il culto della leadership, che trovava la sua massima espressione nella figura dell’imperatore, la cui presenza era onnipresente. Le statue dell’imperatore dominavano i luoghi pubblici, e la sua immagine, impressa in ogni moneta, raggiungeva gli angoli più remoti dell’impero. A partire da Ottaviano, la figura dell’imperatore entrò a far parte della religione romana: il monarca era tale per volere degli dei, e quindi sacer (sacro), ma anche sanctus (santo) per la sua condotta di vita e le sue virtù morali e militari. L’imperatore era oggetto del culto imperiale o del genius principis, in suo onore venivano svolte quindi pratiche religiose, e dopo la morte poteva essere pubblicamente divinizzato dal senato.
Il monarca era poi visto in un’accezione paternalistica: il padre della patria, il protettore del popolo, aveva il merito di garantire la pace e la prosperità nell’impero.
Durante i primi tempi dell’impero, il pubblico principale della propaganda imperiale romana era stata solo una minoranza della popolazione dell’impero, e in particolare gli abitanti di Roma e dell’Italia e i soldati. A partire da Adriano l’impero si consolidò e al contempo la propaganda sviluppò una visione più completa e globale di cosa significasse essere parte dell’impero. Adriano e i suoi successori promossero attivamente l’idea che l’impero, pur abbracciando una grande diversità di popoli e di religioni, fosse un unico insieme di valori tra cui spiccava la lealtà verso lo stato imperiale. La comunità civile dell’impero era messa in contrapposizione ai barbari al di fuori e anche ai sovversivi interni. Pare che alcune strutture difensive come il vallo di Adriano avessero anche la funzione di separare idealmente i romani e i barbari; una marcatura del paesaggio che indicava la fine della civiltà e l’inizio della barbarie.
Ma la propaganda romana non era solo pubblicità e apparenze; nascondeva anche una nota di puro terrore, una sorta di agghiacciante avvertimento: vedi le leggende dei nemici vinti torturati, sottoposti a schiavitù, privati dei loro beni. Negli anfiteatri spesso andava in scena pubblicamente la fine degli oppositori di roma, come i cristiani, E i gladiatori che combattevano fino alla morte erano spesso travestiti dai nemici storici dei romani, come i Galli, i Sanniti e i Britanni.
La propaganda antico romana si trasformò radicalmente all’avvento del cristianesimo, che ne segnò la fine; del resto, il paganesimo, con la divinizzazione dell’imperatore e di Giove come dio protettore di Roma, ne era stato il cuore pulsante per mille anni.
Laura Losi
20 settembre 2010 | Archiviato in Storia e curiosità | lascia un commento
Ci è giunto davvero poco della musica dell’antica Roma, anche a causa della soppressione, attuata dai primi padri della chiesa, di tutto ciò che aveva a che fare con il teatro e l’intrattenimento romano in generale. Pare che la musica romana non fosse creativa e originale come quella greca, ma che tuttavia ne abbia ripreso il sistema di scale o modi; si trattava di melodie prevalentemente monofoniche e che, nel caso della musica vocale, seguivano l’andamento metrico dei testi. La musica romana non fu peraltro influenzata solo da quella greca, ma anche da quella etrusca e, in concomitanza con l’espansione imperiale, quella africana e mediorientale. Alcuni elementi della musica dell’antica Roma erano quindi extraeuropei; un tentativo di ricreare il fascino di queste atmosfere è stato fatto in Italia dal gruppo Synaulia.
La scarsità di fonti per la musica dell’antica Roma si può imputare, in parte, anche al fatto che probabilmente i musicisti romani non leggevano le partiture ma suonavano “ad orecchio”. Sicuramente la musica aveva un grande valore sociale e veniva usata durante i banchetti, i funerali, le feste private, gli spettacoli e le cerimonie religiose. I concorsi musicali erano piuttosto comuni e ad uno di questi prese parte anche l’imperatore Nerone, che si spinse fino in Grecia per partecipare alla competizione.
Anche alcuni strumenti musicali erano in comune con l’antica Grecia; tra questi la lira, una sorta di arpa presto rimpiazzata dalla cetra che è forse lo strumento più utilizzato della Roma antica. La cetra, più grande e pesante della lira, è caratterizzata da un suono forte, dolce e penetrante; insieme al liuto, precorre la moderna chitarra.
Erano anche molto presenti e amati gli strumenti a percussione, come vari tipi di tamburi che servivano per la danze ritmiche, i riti celebrativi come quelli delle Baccanti, gli usi militari, la caccia e anche il controllo delle api negli alveari. Altro strumento a percussione era poi il sistro, strumento idiofono proveniente dall’Antico Egitto. Pare poi che nell’antica Roma fosse presente una sorta di incrocio tra un organo e una zampogna, di cui alcune immagini a mosaico si trovano presso il Museo Archeologico di Napoli. Non è chiaro se venisse soffiato a bocca o con qualche soffietto meccanico.
La musica era poi ampiamente presente nella mitologia romana: tra le divinità più celebri citiamo le Muse e Apollo, che con la cetra era in grado di ipnotizzare i suoi ascoltatori.
Laura Losi
8 settembre 2010 | Archiviato in Storia e curiosità, archeologia | 1 Commento
Le conquiste degli ultimi anni nel campo della tecnologia e dell’informatica hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere e di comunicare; oggi ci vengono del tutto naturali gesti che fino a pochi decenni fa sembravano agli occhi dei più pura fantascienza, come scattare una foto col cellulare ed inviarla ad un amico nello spazio di pochi secondi.

A noi stessi viene spontaneo chiederci come facevamo a vivere senza il cellulare e le email; ed è divertente pensare a come tutti questi meccanismi oggi automatici avrebbero potuto applicarsi nell’antica Roma. Ecco qualche idea.
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3 settembre 2010 | Archiviato in Storia e curiosità, news | lascia un commento