Tutti coloro che contribuirono alla creazione dell’Impero romano si sentirono in dovere di giustificare gli atti di conquista, e al contempo cercare il favore del popolo, attraverso una propaganda che utilizzava vari canali e strategie.
Uno dei temi più popolari e costanti era l’idea che Roma rappresentasse la pace, il buon governo e lo stato di diritto. I popoli che erano sottomessi erano invece barbari, incivili e pericolosi. Le tribù germaniche in particolare venivano descritte come accozzaglie di pericolosi delinquenti devastatori, dediti a riti crudeli e sanguinari. Erano arretrati culturalmente e vivevano da selvaggi per quanto riguardava le comodità  materiali e i costumi sociali. Ma anche quando si trattava di popoli estremamente civilizzati, come i greci, la dominazione romana veniva in qualche modo additata come “il progresso”. I greci, pur nella loro estrema civilizzazione, avevano bisogno di un buon governo, come quello romano: uno stato che garantisse la pace, la sicurezza, la legalità .
Altro concetto chiave della propaganda romana era il culto della leadership, che trovava la sua massima espressione nella figura dell’imperatore, la cui presenza era onnipresente. Le statue dell’imperatore dominavano i luoghi pubblici, e la sua immagine, impressa in ogni moneta, raggiungeva gli angoli più remoti dell’impero. A partire da Ottaviano, la figura dell’imperatore entrò a far parte della religione romana: il monarca era tale per volere degli dei, e quindi sacer (sacro), ma anche sanctus (santo) per la sua condotta di vita e le sue virtù morali e militari. L’imperatore era oggetto del culto imperiale o del genius principis, in suo onore venivano svolte quindi pratiche religiose, e dopo la morte poteva essere pubblicamente divinizzato dal senato.
Il monarca era poi visto in un’accezione paternalistica: il padre della patria, il protettore del popolo, aveva il merito di garantire la pace e la prosperità  nell’impero.
Durante i primi tempi dell’impero, il pubblico principale della propaganda imperiale romana era stata solo una minoranza della popolazione dell’impero, e in particolare gli abitanti di Roma e dell’Italia e i soldati. A partire da Adriano l’impero si consolidò e al contempo la propaganda sviluppò una visione più completa e globale di cosa significasse essere parte dell’impero. Adriano e i suoi successori promossero attivamente l’idea che l’impero, pur abbracciando una grande diversità  di popoli e di religioni, fosse un unico insieme di valori tra cui spiccava la lealtà  verso lo stato imperiale. La comunità  civile dell’impero era messa in contrapposizione ai barbari al di fuori e anche ai sovversivi interni. Pare che alcune strutture difensive come il vallo di Adriano avessero anche la funzione di separare idealmente i romani e i barbari; una marcatura del paesaggio che indicava la fine della civiltà  e l’inizio della barbarie.
Ma la propaganda romana non era solo pubblicità  e apparenze; nascondeva anche una nota di puro terrore, una sorta di agghiacciante avvertimento: vedi le leggende dei nemici vinti torturati, sottoposti a schiavitù, privati dei loro beni. Negli anfiteatri spesso andava in scena pubblicamente la fine degli oppositori di roma, come i cristiani, E i gladiatori che combattevano fino alla morte erano spesso travestiti dai nemici storici dei romani, come i Galli, i Sanniti e i Britanni.
La propaganda antico romana si trasformò radicalmente all’avvento del cristianesimo, che ne segnò la fine; del resto, il paganesimo, con la divinizzazione dell’imperatore e di Giove come dio protettore di Roma, ne era stato il cuore pulsante per mille anni.

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Tutti coloro che contribuirono alla creazione dell'Impero romano si sentirono in dovere di giustificare gli atti di conquista, e al contempo cercare il favore del popolo, attraverso una propaganda che utilizzava vari canali e strategie. Uno dei temi più popolari e costanti era l'idea che Roma rappresentasse la pace, il...