L’Ottocento da Canova al Quarto Stato
“L’Ottocento da Canova al Quarto Stato” alle Scuderie del Quirinale ci propone in un’occasione unica la possibilità di avere una visione di insieme di tutto il panorama artistico italiano dell’800.
Più di 100 le opere esposte da Canova a Fattori da Morelli a Pellizza da Volpedo con il suo Il quarto stato, emblema e bandiera dei movimenti operai della fine dell’800 in Italia. La mostra è stata curata nei minimi particolari e ci racconta di un periodo storico, il nostro Ottocento, denso di speranze e voglia di rinnovamento, continuamente in bilico tra tradizione e innovazione.
Prima di accingerci alla visita sarebbe opportuno ripercorrere con un excursus veloce le vicende dell’arte italiana dell’800, divisa tra vecchie e nuove tendenze, tra continui ripensamenti, per capire come si è passati dalla pittura di genere storica e sacra al simbolismo dei divisionisti, quali Segantini, Morbelli, fino all’elaborazione del “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo.
La molla che spinge al cambiamento è l’esigenza che gli artisti sentono a partire dalla seconda metà del 1800, di rappresentare la realtà che li circonda, precisamente negli anni immediatamente precedenti la rivoluzione del ‘48; è Courbet, in Francia che codifica il termine di “realismo” ed è questo il filo che lega la maggior parte dei movimenti artistici dell’Ottocento. La volontà degli artisti di rappresentare la realtà nasce dal ripensamento della loro funzione: l’arte non più al servizio delle committenze, non più ancella dei potenti, non può più usare i miti antichi, i temi storici o sacri per esprimersi ed inizia quindi l’osservazione del vero e della realtà circostante. Naturalmente questa esigenza prenderà varie vie a seconda della personalità dell’artista e del contesto storico-politico in cui esso agisce; nasceranno così vari movimenti e tante saranno le sperimentazioni messe in atto.
In Italia la situazione politica è ancora molto difficile e, anche se molti artisti sentiranno l’esigenza di un cambiamento verso il verismo, la frammentazione politica impedirà che si formino movimenti artistici di rilievo; nonostante ciò ci sono nel panorama italiano della seconda metà dell’ottocento autentici talenti e delle intuizioni innovatrici che a volte anticiperanno movimenti europei e li arricchiranno con cenni di cultura classica italiana.
La mostra ci racconta questo percorso con le opere dei più grandi artisti di questo periodo, da Canova con il suo “I pugilatori” alle esperienze veriste dei macchiaioli quali Fattori, con i suoi ritratti, Lega con le sue scene familiari; dal Bacio di Haiez alle opere dei divisionisti, Morbelli, Nomellini, Previati, Segantini e Pellizza da Volpedo.
Questa mostra si muove in un’ottica di rivalutazione di questo periodo artistico italiano e di una sua giusta collocazione nel panorama europeo, come tante altre che si sono tenute in questi ultimi tempi nelle capitali europee: mostre sui Macchiaioli e sui Divisionisti per affermare che l’arte italiana non è soltanto il Rinascimento di Michelangelo e di Raffaello ma anche molto altro.
