La tradizione del Grand Tour in mostra a Roma

Per “Grand Tour” si intende solitamente il viaggio compiuto da giovani danarosi e aristocratici nell’Europa continentale, vera e propria “tendenza” che si affermò a partire dal XVII secolo per raggiungere il suo apice nell’Ottocento, quando ai maschi di buona famiglia si aggiunsero anche le le ragazze dello stesso ceto sociale, accompagnate da un opportuno chaperon.

Tuttavia, la tradizione del viaggio in Europa ha origini molto più antiche, e affonda le sue radici nel Medioevo, dove a viaggiare erano diverse categorie di persone, dagli artisti agli studiosi, ai mercanti. Parlando della sfera artistica e spirituale, il viaggio a Roma fu anche nei tempi antichi una tappa fondamentale nel percorso di vita di molti, in particolare per i religiosi e gli artisti. Ci fu però una fondamentale differenza tra questi viaggi e il Grand Tour: quest’ultimo identificò per la prima volta il viaggio come valore aggiunto a se’ stante, ove ai richiami culturali o di altro tipo si aggiungeva il gusto del divertimento, dell’avventura, dell’evasione; del “viaggiare” in senso stretto. Accanto al Grand Tour europeo si affiancò la moda del più focalizzato viaggio in Italia; la penisola pian piano divenne una delle tappe privilegiate e quasi obbligate di questo aristocratico tour, tanto che talvolta “Grand Tour” e “viaggio in Italia” vengono usati come sinonimi.

L’Italia e la sua capitale erano mete privilegiate per innumerevoli aspetti, che vanno dall’arte alla gastronomia, dall’opera lirica alla moda; venivano quindi considerate come completamento fondamentale della formazione umana e culturale dei giovani che potevano permettersi un così dispendioso insegnamento. Tra i viaggiatori famosi segnaliamo Johann Wolfgang von Goethe, il quale viaggiò in Italia dal 1786 al 1788. Si pensa che l’espressione “Grand Tour “abbia fatto la sua comparsa sulla guida An Italian Voyage di Richard Lassels, edita nel 1698. Il successo del libro di Thomas Coryat Coryat’s Crudities è spesso considerato come l’inizio della moda per il Grand Tour. Una moda che coinvolse, tra l’altro, anche l’aristocrazia russa. La nuova mostra al Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro di Roma documenta le impressioni dei giovani rampolli russi durante il loro viaggio in Italia, suggestioni esplicitate dalle opere d’arte che i viaggiatori riportavano in patria a ricordo e rappresentazione dell’atmosfera nostrana. La mostra ’’Visioni del Grand Tour dall’Ermitage (1640-1880). Paesaggi e gente d’Italia nelle collezioni russe’’ comprende cinquanta opere dal dal XVII al XIX secolo. Tra esse, segnaliamo mirabili pitture olandesi del XVII secolo, con opere di Cornelis De Wael, Jan Miel, Nicolaes Berchem, Hendrik Frans Van Lint, Johannes Lingelbach, Jan Frans Van Bloemen; quadri realizzati più grandi paesaggisti dei secoli XVII e XVIII, quali Claude Lorrain, Giovanni Paolo Panini, Hubert Robert, Claude Joseph Vernet, Jacob Phillip Hackert e Gaspard Dughet. Non poteva poi mancare la presenza di capolavori di artisti italiani del Settecento come Alessandro Magnasco, Domenico Brandi, Francesco Zuccarelli, Carlo Bonavia, Gaspare Traversi e Antonio Cioci. Un’apposita sezione della mostra è poi dedicata alla fotografa Enrica Scalfari, che ha confrontato i luoghi del passato con quelli del presente.

Laura Losi

”Visioni del Grand Tour dall’Ermitage (1640-1880). Paesaggi e gente d’Italia nelle collezioni russe” dal 19 novembre 2008 al 22 febbraio 2009

Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro

Piazza Di San Salvatore In Lauro 15, Roma

 

Articoli correlati

Scrivici un tuo parere