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	<title>Roma Beni Culturali &#187; archeologia</title>
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	<description>News Arte e Cultura a Roma</description>
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		<title>L&#8217;uso delle erbe nell&#8217;antica medicina romana</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 12:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;erboristeria, come è noto, affonda le sue radici nella notte dei tempi; l&#8217;arte di conoscere, coltivare e riutilizzare le piante per scopi terapeutici, cosmetici o nutritivi accomuna tutti i popoli antichi e la civiltà romana non fa eccezione.
Anche in questo campo, l&#8217;influenza greca si fece sentire e i romani in molti casi migliorarono e completarono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img align="left" src="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2010/05/timo.jpg" alt="timo" title="timo" width="220" />L&#8217;<strong>erboristeria</strong>, come è noto, affonda le sue radici nella notte dei tempi; l&#8217;arte di conoscere, coltivare e riutilizzare le <strong>piante per scopi terapeutici</strong>, cosmetici o nutritivi accomuna tutti i popoli antichi e la <strong>civiltà romana</strong> non fa eccezione.</p>
<p>Anche in questo campo, l&#8217;influenza greca si fece sentire e i romani in molti casi migliorarono e completarono le <strong>scoperte greche</strong>, soprattutto quando alcuni tra i più grandi medici di questo paese si trasferirono nell&#8217;impero a seguito della conquista.<br />
<strong>L&#8217;erboristeria ebbe grande applicazione nella medicina romana.</strong> In questo senso, tra le erbe più utilizzare ci furono i finocchi per le loro <strong>proprietà calmanti, diuretiche e anti-infiammatorie</strong>.<br />
L&#8217;emula campana veniva usata per tantissimi scopi: come stomachica, vermifuga, tonica e diuretica; per calmare la tosse e la bronchite; esternamente, per <strong>risolvere problemi della pelle</strong> come eczema, herpes e punture di insetti.<br />
La salvia aveva un valore sacro e religioso; presso i romani doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l&#8217;intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati. Il suo stesso nome è testimone delle virtù che i romani le riconoscevano: salvia ha la stessa radice del verbo salvare e della parola salus (salvezza, ma anche salute). Tra i principali effetti riconosciuti c&#8217;erano quello antisettico, digestivo e calmante.<br />
Anche l&#8217;aglio era molto utilizzato. <strong>Nelle Bucoliche di Virgilio si parla di una bevanda di timo e aglio</strong> che i pastori assumevano per proteggersi dai morsi delle vipere. L&#8217;aglio veniva poi utilizzato per curare i problemi del cuore e contro raffreddore e influenza.<br />
Il fieno greco fu un&#8217;altra pianta che i romani utilizzarono per curare una vasta serie di disturbi, dai problemi dei bronchi all&#8217;abbassamento della libido. Tuttora al fieno greco vengono riconosciute ottime proprietà ricostituenti, ed è molto usato nella cosmesi.<br />
Una pianta oggi estinta molto usata dai romani era il silfio, una specie di finocchio gigante che un tempo rappresentava la maggiore risorsa commerciale di Cirene e che oggi possiamo vedere in ritratta in alcune monete di questa città.<br />
Secondo la leggenda, la pianta era un dono del dio Apollo. Era ampiamente utilizzata dalla maggior parte delle antiche culture mediterranee; i Romani la consideravano &#8220;valere il suo peso in denarii.&#8221; In medicina era usata per trattare la tosse, la gola irritata, la febbre, l&#8217;indigestione, i dolori, le verruche e tutti i tipi di malattie. Ma soprattutto, secondo Plinio il Vecchio, era utilizzata come contraccettivo, per le sue virtù estrogeniche che la rendevano attiva per la prevenzione o interruzione della gravidanza.<br />
Le virtù del salice, in particolare delle foglie e della corteccia, sono descritte dal celebre medico greco Ippocrate che ne vanta le proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie nel V secolo a.C. Successivamente queste qualità furono riconosciute anche da personalità come Plinio e Dioscoride e il salice divenne un&#8217;altra pianta molto impiegata nella medicina romana.<br />
Altre <strong>piante medicinali</strong> vengono poi descritte da Virgilio nelle sue opere; tra esse troviamo il papavero, utilizzato prevalentemente come anestetico e come cura per l&#8217;insonnia. Una pianta largamente impiegata come afrodisiaco era la rucola, di cui parla anche Columella nel De re rustica; le sue foglie venivano utilizzate nei filtri d&#8217;amore e talvolta la coltivazione veniva effettuata nei terreni che ospitavano le statue falliche erette in onore di Priapo, dio della virilità.</p>
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		<title>Memorie di Roma. Gli Aemilii e la Basilica nel Foro, mostra alla Basilica Aemilia di Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 10:33:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fino al 26 settembre prossimo si terrà presso la Curia Iulia, vicino alla Basilica Aemilia, una mostra che ricorda l&#8217;importanza di questo monumento a Roma e nella storia dell&#8217;arte in generale. Il percorso espositivo vedrà riunirsi i rilievi che decoravano la basilica, opere che finora si trovavano in parte esposte al Museo Nazionale Romano in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2010/04/basilica-aemilia.jpg"><img src="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2010/04/basilica-aemilia-150x150.jpg" alt="Basilica aemilia Roma" title="Basilica aemilia Roma" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-457" /></a>Fino al 26 settembre prossimo si terrà presso la Curia Iulia, vicino alla <strong>Basilica Aemilia</strong>, una mostra che ricorda l&#8217;importanza di questo monumento a Roma e nella storia dell&#8217;arte in generale. Il percorso espositivo vedrà riunirsi i rilievi che decoravano la basilica, opere che finora si trovavano in parte esposte al Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo e in parte da tempo invisibili al grande pubblico. I rilievi narrano episodi celebri delle origini di Roma, come il Ratto delle Sabine e la Punizione di Tarpea, che si intrecciano con le memorie familiari della gens Aemiia. </p>
<p>Queste importanti vicende del mito sono peraltro accompagnate, nella seconda sezione della mostra, da sculture provenienti dalle basiliche di Ercolano, Lucus Feroniae, Velleia e Luni, a ricreare idealmente l&#8217;intero parco delle opere d&#8217;arte che decoravano la basilica. Tra le altre sculture presenti in mostra segnaliamo poi il ritratto del re Numa Pompilio, unica statua che raffigura questo progenitore illustre della famiglia Aemilii; e un ritratto di M. Emilio Lepido, il collega di Ottaviano e Marco Antonio nel secondo triumvirato. E&#8217; poi presente in mostra una ricca collezione di monete in cui sono celebrati i grandi personaggi della famiglia Aemilii.</p>
<p><strong>La basilica Aemilia</strong> fu eretta nel 179 a.c.  dai censori Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido; successivamente venne più volte rimaneggiata e restaurata dai vari membri della famiglia. Si tratta dell&#8217;unica basilica di epoca repubblicana giunta fino a noi; la sua funzione era di ospitare transazioni economiche, riunioni d&#8217;affari, amministrazione della giustizia e in generale tutte quelle attività che nelle stagioni più miti si svolgevano all&#8217;aperto, nel Foro. </p>
<p>L&#8217;<strong>esposizione dedicata alla basilica e agli Aemili</strong> si inserisce nel progetto di valorizzazione della zona del Foro Romano, del Palatino e del Colosseo, che prevede per i prossimi mesi l’apertura del Tempio di Venere e Roma, della Casa delle Vestali e del terzo ordine del Colosseo e di parte dei suoi sotterranei</p>
<p align="right">Laura Losi</p>
<p><strong>Memorie di Roma. Gli Aemilii e la Basilica nel Foro</strong><br />
Data Inizio: 21 aprile 2010<br />
Data Fine: 26 settembre 2010<br />
<strong>Costo del biglietto:</strong> 12,00 euro (Lo stesso biglietto consente l’accesso al Colosseo, al Palatino e al Foro romano)<br />
Luogo: <strong>Roma</strong>, Curia Iulia (Foro Romano)<br />
Orario: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00).<br />
Telefono: 06-39967700<br />
Una guida breve è edita da Electa e costa 12 euro.</p>
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		<title>Crollo della Domus Aurea</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 09:53:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il recente crollo di una volta della Domus Aurea è grave, ma non gravissimo, perché non riguarda precisamente la Domus Aurea, ma le attigue gallerie traianee, come emerso da un sopralluogo eseguito dopo l&#8217;ok del Comune di Roma al trasferimento momentaneo della competenza dell&#8217;area al Commissario straordinario per la Domus Aurea, Marchetti.
Entro un mese verranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2010/04/domus-aurea.jpg" alt="domus-aurea" hspace="4" title="domus-aurea" width="280" height="210" class="alignleft size-full wp-image-438" />Il recente <strong>crollo di una volta della Domus Aurea è grave</strong>, ma non gravissimo, perché non riguarda precisamente <strong>la Domus Aurea</strong>, ma le attigue <strong>gallerie traianee</strong>, come emerso da un sopralluogo eseguito dopo l&#8217;ok del Comune di Roma al trasferimento momentaneo della competenza dell&#8217;area al <strong>Commissario straordinario per la Domus Aurea</strong>, Marchetti.<br />
Entro un mese verranno rimossi circa 100mq di terreno sopra la galleria crollata e, in seguito, nel giro di qualche mese, cominceranno i <strong>lavori di restauro</strong> del piano superiore della Domus.<br />
Quanto è accaduto conferma gli allarmi lanciati in tempi recenti, ma che già risalivano almeno a 30 anni fa; quando, con le risorse della legge per Roma capitale, fu deciso di privilegiare il restauro dei grandi monumenti in pietra.<br />
Attualmente, il Palatino, la Domus Aurea e le Mura Aureliane, la cui competenza è del Comune di Roma; ma anche gli antichi acquedotti sono <strong>i monumenti più in pericolo</strong>, vanno attivati al più presto dei piani di intervento che evitino quanto accaduto <strong>alle gallerie traianee della Domus Aurea</strong>.</p>
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		<title>Mostre: &#8220;L’Età della Conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 13:34:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fino al 5 settembre avrà luogo ai Musei Capitolini (Palazzo Caffarelli) la mostra &#8220;L&#8217;Età della Conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma&#8220;; il titolo ha un chiaro riferimento all&#8217;età dell&#8217;espansione dell&#8217;impero Romano, che dopo aver raggiunto il controllo di quasi tutto il Mediterraneo fu a sua volta &#8220;conquistato&#8221; dalla cultura greca. L&#8217;influenza andò ben oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2010/03/Eta-della-Conquista.jpg" alt="L&#039;età della Conquista" title="L&#039;età della Conquista" width="250" height="358" class="alignleft size-full wp-image-428" />Fino al 5 settembre avrà luogo ai <strong>Musei Capitolini</strong> (Palazzo Caffarelli) la <strong>mostra &#8220;<em>L&#8217;Età della Conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma</em>&#8220;</strong>; il titolo ha un chiaro riferimento all&#8217;età dell&#8217;espansione dell&#8217;impero Romano, che dopo aver raggiunto il controllo di quasi tutto il Mediterraneo fu a sua volta &#8220;conquistato&#8221; dalla cultura greca. L&#8217;influenza andò ben oltre una passiva adozione delle linee guida della terra sottomessa, ma fu, appunto, una &#8220;fascinazione&#8221;, che si incontrò e sposò con costumi e tradizioni romane radicate. </p>
<p>La mostra mette quindi in luce un aspetto imprescindibile nella <strong>comprensione della cultura e della civiltà romane</strong>, attraverso un&#8217;esposizione di opere prese in prestito da alcune tra le più grandi fondazione di arte antica italiane e del mondo (Atene, Parigi, Ostia, Chieti, Torino e molte altre). </p>
<p><strong>L&#8217;influenza ellenica si diffuse a Roma attraverso il contatto con il popolo conquistato</strong>; contatto determinato dal trasporto di opere d&#8217;arte ma anche dal trasferimento di maestranze elleniche, come artisti, architetti, medici e intellettuali. Questi fenomeni provocarono <strong>un cambiamento che segnò la civiltà romana in modo profondo</strong> e irreversibile; i due modelli si fusero e iniziarono a convivere, come è evidente in monumenti quale il tempio di largo Argentina, dove coabitano in armonia stilemi tipicamente greci e italici. Gli artisti peraltro mescolarono stili appartenenti a varie epoche della cultura greca, in un <strong>linguaggio figurativo e pittorico</strong> del tutto nuovo e ricco di fascino. L&#8217;influenza non fu circoscritta al campo dell&#8217;arte, ma si estese a tutti gli ambiti del sapere, allo stile di vita e persino alla moda.<br />
Molti di questi aspetti vengono illustrati dalla mostra ai Musei Capitolini, divisa in quattro sezioni; una prima dal titolo &#8220;<strong>Dei e santuari</strong>&#8220;, una seconda sui &#8220;<strong>Monumenti onorari</strong>&#8220;, una terza denominata &#8220;Vivere alla Greca&#8221; e una quarta sui &#8220;<strong>Costumi funerari</strong>&#8220;.</p>
<p>La rassegna è promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione &#8211; Sovrintendenza ai Beni Culturali, dal <strong>Ministero per i Beni e le Attività Culturali</strong> con la collaborazione delle Banche Tesoriere del <strong>Comune di Roma</strong>. La mostra si inserisce in un progetto quinquennale che mira a un approfondimento della cultura romana; il piano ripercorre la storia di questa grande civiltà attraverso vari e importanti appuntamenti che ne mettono in luce vari aspetti e sfaccettature: &#8220;Il volto dei potenti. Il ritratto romano tra Repubblica e Impero&#8221; nel 2011; &#8220;Costruire un Impero. L&#8217;architettura come rappresentazione di potere&#8221; nel 2012; L&#8217;età dell&#8217;equilibrio. L&#8217;arte romana durante il principato di Traiano e di Adriano&#8221; nel 2013; &#8220;L&#8217;età dell&#8217;angoscia. L&#8217;arte romana tra Marco Aurelio e Diocleziano&#8221; nel 2014.</p>
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		<title>Il lusso nell&#8217;antica Roma</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 13:17:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tornare indietro e vivere nell&#8217;antica Roma sarebbe una cosa meravigliosa, ma solo per i ricchi; il romano della classe elevata, infatti, aveva un tenore di vita veramente alto, come ci si aspetta da una società imperialista e basata sulla schiavitù. I lussi degli antichi romani comprendevano case sontuose, tessuti preziosi, opere d&#8217;arte inestimabili, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornare indietro e vivere nell&#8217;antica Roma sarebbe una cosa meravigliosa, ma solo per i ricchi; il romano della classe elevata, infatti, aveva un tenore di vita veramente alto, come ci si aspetta da una società imperialista e basata sulla schiavitù. <strong>I lussi degli antichi romani</strong> comprendevano case sontuose, tessuti preziosi, opere d&#8217;arte inestimabili, ma anche un&#8217;<strong>elettrizzante vita notturna</strong> fatta di feste e banchetti principeschi. Altri lussi erano poi frequentare palestre e terme, e andare a teatro: passatempi ampiamente condivisi anche dai benestanti di oggi.<br />
Per le donne, acconciature, gioielli e cosmetici erano sfizi molto ricercati in cui si amava spendere tempo e denaro; l&#8217;obiettivo, come oggi, era apparire al meglio, non solo per la propria soddisfazione personale ma anche per <strong>sottolineare il proprio status elevato</strong>. Anche i vestiti erano importantissimi in questo senso; il color porpora per tingere le vesti, in particolare, era frutto dei coloranti più costosi e divenne così sinonimo di <strong>ricchezza e di potere</strong>. I colori utilizzati per le tuniche multicolori erano tratti da molluschi che permettevano di ottenere una gamma di tinte dall&#8217;arancio al viola scuro tendente al nero; per estrarre circa 1,5 grammi di puro viola ci volevano circa 12.000 molluschi; secondo la leggenda, lo stesso Ercole aveva scoperto questo inestimabile colorante. Anche la qualità della stoffa aveva la sua importanza; durante l&#8217;impero iniziarono a diffondersi preziose sete importate dalla Cina.<br />
<strong>Le terme erano un vero e proprio ritrovo sociale</strong>; le balneazioni erano prolungate e, com&#8217;è noto, si dividevano in frigidarium, tepidarium e calidarium; poi si passava alla piscina e alla palestra dove svolgere gli esercizi o ritrovarsi a chiacchierare con amici e conoscenti. Il tutto era svolto con un contorno di schiavi armati di oli e creme, deputati al massaggio e alla detersione degli <strong>illustri padroni</strong>.</p>
<p>I giochi e le rappresentazioni teatrali erano un altro passatempo comune dei ricchi romani. Naturalmente, alle <strong>classi più abbienti</strong> venivano riservati i posti migliori all&#8217;interno dell&#8217;anfiteatro; qui <strong>i nobili</strong> potevano fare il tifo, mangiare, fare scommesse e socializzare.</p>
<p>Tra i membri delle classi superiori, non impegnati in lavori manuali, diventò pian piano normale demandare tutti gli impegni professionali al mattino; il prandium generalmente segnava la fine della giornata lavorativa e talvolta dopo ci si recava alle terme. <strong>La cena veniva servita verso le quattro e poteva durare fino a tarda notte</strong>, soprattutto se gli ospiti erano numerosi. Le pietanze erano ovviamente raffinate e lussuose e si articolavano in gustatio (una sorta di antipasto) primae mensae (piatto principale) e dessert (secundae mensae). Tutto ciò che veniva scartato, come i gusci dei frutti di mare, era tranquillamente gettato a terra, dove veniva prontamente spazzato via da uno schiavo. D&#8217;estate si usava mangiare all&#8217;aperto, come dimostrano le vestigia di alcuni divani in pietra rinvenuti nei giardini di Pompei.</p>
<p>La cena poteva anche essere accompagnata da un <strong>intrattenimento</strong>; ad esibirsi erano solitamente musicisti, acrobati, poeti e ballerini.</p>
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		<title>L&#8217;acconciatura nell&#8217;Antica Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 13:06:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;acconciatura nell&#8217;antica Roma è una materia il cui fascino arriva fino ai giorni nostri, come dimostrano alcuni tipi di styling che spesso vengono proposti in passerella o nei saloni di bellezza in caso di matrimoni e cerimonie di vario tipo. Osservando le sculture delle donne dell&#8217;antica Roma, si resta colpiti dalla creatività della acconciature, molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2010/02/Capelli-Antica-Roma.gif" alt="Capelli Antica Roma" title="Capelli Antica Roma" width="125" height="132" class="alignleft size-full wp-image-417" />L&#8217;acconciatura nell&#8217;antica Roma è una materia il cui fascino arriva fino ai giorni nostri, come dimostrano alcuni tipi di <strong>styling</strong> che spesso vengono proposti in passerella o nei saloni di bellezza in caso di matrimoni e cerimonie di vario tipo. Osservando le <strong>sculture delle donne dell&#8217;antica Roma</strong>, si resta colpiti dalla creatività della acconciature, molto elaborate soprattutto se si tratta di donne sposate delle classi elevate. Se la <strong>moda romana</strong> rimase nei secoli relativamente semplice e immutabile, l&#8217;evidenza dello <strong>status sociale</strong> venne affidata perlopiù ai tipi di tessuto, ai gioielli, agli accessori e, appunto, alle acconciature.</p>
<p><img src="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2010/02/acconciatura-antica-roma.gif" alt="acconciatura antica Roma" title="acconciatura antica Roma" width="95" height="111" class="alignright size-full wp-image-418" />Se le fanciulle potevano anche solo <strong>raccogliere i capelli con una crocchia sul retro</strong> o con un nodo a spirale nella parte superiore della testa, le donne dedicavano alle acconciature molto tempo e sforzo. Erano assistite da esperti parrucchieri che aumentavano il volume della chioma o la allungavano tramite ciuffi posticci e parrucche. I capelli venivano tinti e decolorati, stirati e arricciati tramite ferri roventi, scolpiti con un esercito di forcine, retine e ausili meccanici di vario tipo. Grande importanza avevano poi gli accessori che venivano apposti sulle chiome: nastri, fermagli, forcine preziose erano accessori indispensabili affinché il risultato fosse sofisticato quanto si conveniva.</p>
<p>Le tinture arrivavano dalle più svariate parti dell&#8217;impero: l&#8217;henné, ad esempio, molto usato durante l&#8217;epoca imperiale, veniva dall&#8217;Egitto. Le tonalità erano estremamente varie e pare arrivassero fino all&#8217;azzurro.</p>
<p>I primi stili sono abbastanza semplici, e <strong>vanno dalla ciambella e chignon</strong> all&#8217;usanza di legare strettamente i capelli alla sommità della testa con dei nastri, all&#8217;usanza etrusca. Ben presto però queste semplici pettinature vennero sostituite con grandiose creazioni che per altezza e complicazione non hanno avuto rivali fino alla corte francese di Luigi XVI. La pettinatura era così importante che venivano commissionate acconciature rimovibili per i busti, in modo che l&#8217;immagine della persona ritratta venisse ricordata al culmine della moda dell&#8217;epoca.</p>
<p><strong>I capelli venivano anche profumati</strong> attraverso prodotti appositi; per l&#8217;acconciatura venivano usati diversi tipi di pettine e spazzole, nastri, retine in fili d&#8217;oro finemente intessute, nastri, ghirlande di fiori e gioielli preziosi: l&#8217;oro e le perle erano molto usati negli ornamenti per i capelli.</p>
<p><strong>Anche gli uomini</strong>, dal canto loro, col passare dei secoli presero a farsi arricciare e tingere i capelli &#8211; tra i primi che sfoggiarono boccoli artificiali ricordiamo l&#8217;imperatore Adriano e suo figlio Lucio Cesare; chi soffriva di calvizie iniziò a farsi applicare capelli posticci, la qual cosa era presa molto di mira dai poeti satirici romani.</p>
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		<title>I sampietrini di Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 12:51:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I sampietrini sono la celebre pavimentazione di Roma, tipica del centro storico della capitale e di Piazza San Pietro. Si tratta di blocchetti di basalto di diversi tipi e dimensioni, nemici giurati delle amanti dei tacchi a spillo e a stiletto: non cementati, presentano spazi tra una piastrella e l&#8217;altra, e il terreno che ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2010/01/sanpietrini.jpg" alt="sanpietrini" title="sanpietrini" width="222" height="170" class="alignleft size-full wp-image-407" />I <strong>sampietrini</strong> sono la celebre pavimentazione di Roma, tipica del centro storico della capitale e di Piazza San Pietro. Si tratta di <strong>blocchetti di basalto</strong> di diversi tipi e dimensioni, nemici giurati delle amanti dei tacchi a spillo e a stiletto: non cementati, presentano spazi tra una piastrella e l&#8217;altra, e il terreno che ne risulta è poco uniforme e scivoloso quando è bagnato. I sampietrini hanno bisogno peraltro di una costante manutenzione. Ma i sampietrini vantano anche diversi lati positivi: lasciano respirare il terreno, sono in grado di sopportare pesanti carichi di traffico, e si adattano facilmente a eventuali irregolarità del terreno, oltre all&#8217;indiscutibile valore estetico e storico. </p>
<p>Esteticamente, i sampietrini sono parte della &#8220;scenografia&#8221; di Roma tanto quanto il Colosseo o i Fori Imperiali, famosi presso i romani e i turisti. Tuttavia, spesso la loro presenza è stata dibattuta, e le opinioni si dividono tra chi li reputa insopportabilmente scomodi e pericolosi e chi non vuole rinunciare al romanticismo e alla suggestione evocati da questa storica pavimentazione.</p>
<p>Il nome di sampietrini deriva da quello degli addetti alla manutenzione della Basilica di San Pietro in Vaticano, operai che si occupavano anche degli arredi e delle decorazioni della basilica fungendo altresì da custodi. Il termine è stato coniato nel 17825 da Monsignor Ludovico Segardi, supervisore Vaticano della Fabbrica San Pietro; dopo che la carrozza di Papa Sisto V fu sul punto di ribaltarsi a causa delle cattive condizioni di piazza San Pietro, Segardi decise di rifare la pavimentazione con questi caratteristici cubetti di basalto. In seguito queste stesse pietre furono usate per pavimentare altre aree di Roma. </p>
<p>I sampietrini sono utilizzati anche a Bologna, dove vengono chiamati bolognini; questo tipo di pavimentazione costituì un modello per tutte quelle città che, essendo lontane da corsi d&#8217;acqua, non potevano utilizzare i ciottoli. La differenza sostanziale rispetto ai sampietrini è che questi si ottengono dal basalto, mentre i bolognini dal porfido.</p>
<p align="right"><a href="http://www.liquida.it/laura-losi/">Laura Losi</a></p>
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		<title>I festeggiamenti di dicembre nell&#8217;Antica Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 13:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro Natale inteso come celebrazione della nascita del Messia ha naturalmente origini cristiane ed ebraiche, ma anche nell&#8217;antichità romana questo periodo dell&#8217;anno ospitava festeggiamenti celebrativi di culti diversi. 
I Saturnali erano dedicati al dio Saturno e si tenevano dal 17 al 24 dicembre; si trattava di una delle più importanti feste dell&#8217;antica Roma, caratterizzata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro <strong>Natale</strong> inteso come celebrazione della nascita del Messia ha naturalmente origini cristiane ed ebraiche, ma anche nell&#8217;antichità romana questo periodo dell&#8217;anno ospitava festeggiamenti celebrativi di culti diversi. </p>
<p><strong>I Saturnali erano dedicati al dio Saturno e si tenevano dal 17 al 24 dicembre</strong>; si trattava di una delle più importanti feste dell&#8217;antica Roma, caratterizzata da un&#8217;alta componente ludica e dall&#8217;inversione dei ruoli sociali tra schiavi e padroni, con risultati fortemente umoristici.</p>
<p>I Saturnali furono introdotti circa 217 a.C. per sollevare il morale dei cittadini dopo una pesante sconfitta militare. Celebrati originariamente per un giorno, il 17 dicembre, la loro popolarità crebbe fino a trasformarli in uno spettacolo lungo una settimana, fino al 23 dicembre. Gli sforzi per accorciare la ricorrenza sono stati infruttuosi: Augusto cercò di ridurre la festa a tre giorni, e Caligola a cinque. I festeggiamenti includevano vacanze scolastiche, la realizzazione e la donazione di piccoli regali (Saturnalia et sigillaricia) e un mercato speciale (Sigillaria). Marziale nei suoi Epigrammi, Libro 14, cita alcuni esempi di <strong>regali che si offrivano durante i Saturnali</strong>: tavolette di scrittura, dadi, salvadanai, pettini, stuzzicadenti, un cappello, un coltello da caccia, una scure, diverse luci, balli, i profumi, un maiale, una salsiccia, un pappagallo, tavoli, bicchieri, cucchiai, capi di abbigliamento, statue, maschere, i libri e animali domestici.</p>
<p>In questo periodo il gioco d&#8217;azzardo era consentito a tutti, anche agli schiavi, e in generale si trattava di un momento per mangiare, bere e divertirsi. L&#8217;approccio goliardico era enfatizzato anche dall&#8217;abbigliamento: generalmente durante i Saturnali non si indossava la toga, che cedeva il posto a un abbigliamento più informale.</p>
<p><strong>I Saturnali</strong> sono incentrati sulla celebrazione del raccolto e sulla <strong>preghiera per la prosperità</strong> di quello successivo, attraverso feste, banchetti, sacrifici, offerte e cerimonie religiose in onore delle divinità protettrici delle campagne. Le transazioni commerciali in questi giorni erano proibite. La tradizione di decorare gli <strong>alberi di Natale</strong> scaturisce in parte dalla pratica di appendere piccole bambole di ceramica chiamato &#8220;Sigillaria&#8221; sui rami degli alberi di pino.</p>
<p><strong>Il 25 dicembre</strong> probabilmente cadeva invece un&#8217;altra festività nell&#8217;antica Roma: la celebrazione del <strong>Sol Invictus</strong>, festa in onore dei dio Mitra identificato come il dio del sole. Secondo alcuni storici la festività fu indetta dall&#8217;imperatore Aureliano che il 25 dicembre 274 consacrò appunto il tempio del Sol Invictus; ma l&#8217;esistenza di tale festività in questa data è documentata per la prima volta nel Cronografo del 354 &#8211; calendario illustrato opera del calligrafo Furio Dionisio Filocalo.</p>
<p align="right">Laura Losi</p>
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		<title>Ricette dall&#8217;antica Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 11:26:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; sempre suggestivo portare in tavola ricette che risalgono ai tempi antichi: peccato che spesso il gusto dei nostri antenati non coincida esattamente con il nostro, e di conseguenza le ricette originali non riscuotono molto successo. Lo studioso Patrick Faas, autore del libro Intorno al tavolo romano: Cibo e banchetti nell&#8217;antica Roma, ha adattato diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; sempre suggestivo portare in tavola <strong>ricette che risalgono ai tempi antichi</strong>: peccato che spesso il gusto dei nostri antenati non coincida esattamente con il nostro, e di conseguenza le ricette originali non riscuotono molto successo. Lo studioso Patrick Faas, autore del libro <em>Intorno al tavolo romano</em>: <em>Cibo e banchetti nell&#8217;antica Roma</em>, ha adattato diverse <strong>ricette dell&#8217;Antica Roma</strong> al nostro gusto moderno. Di seguito riportiamo alcune ricette tratte dal libro, eventualmente da proporre nelle molte occasioni che si presenteranno durante prossime festività in luogo di piatti più tradizionali e inflazionati.</p>
<p><strong>Columella Salad</strong></p>
<p>Gli scritti di Columella testimoniano che le insalate romane erano molto ricche e fantasiose: Mettere l&#8217;insalata nel mortaio con menta, ruta, coriandolo, prezzemolo, porro affettato, o, se non è disponibile, cipolla, foglie di lattuga e rucola, timo verde, o nepitella. Aggiungere mentuccia e formaggio salato fresco. Schiacciare il tutto. Mescolare  con un po&#8217; di aceto pepato. Mettere il composto in un piatto e aggiungere dell&#8217;olio. (Columella, Re Rustica, XII-lix) .</p>
<p>Si tratta di una splendida insalata, insolita per la mancanza di sale e per il fatto che gli ingredienti vengono schiacciati nel mortaio. Si può seguire il metodo di Columella utilizzando però i seguenti ingredienti:</p>
<p>100 g di menta fresca (e / o mentuccia)<br />
50 g di coriandolo fresco<br />
50 g di prezzemolo fresco<br />
1 porro piccolo<br />
un rametto di timo fresco<br />
200g di formaggio salato fresco<br />
aceto<br />
pepe<br />
olio d&#8217;oliva</p>
<p>In altre ricette Columella aggiunge delle noci: eventualmente si possono unire agli altri ingredienti anche in questo caso.</p>
<p><strong>Lenticchie con coriandolo</strong><br />
Bollire le lenticchie. Quando hanno espanso, aggiungere i porri e coriandolo verde, seme di coriandolo, mentuccia, radice di laser, semi di menta e semi di ruta. Bagnare con l&#8217;aceto, aggiungere il miele, garum, aceto, defrutum, aggiungere l&#8217;olio e mescolare.  Legare con amulum, irrorare con l&#8217;olio verde e polverizzare con pepe. Servire. (Apicio, 192).</p>
<p>Ingredienti:<br />
250 g di lenticchie<br />
2 litri d&#8217;acqua<br />
1 porro tagliato, lavato e tritato<br />
75g di coriandolo fresco<br />
5g di semi di coriandolo<br />
3g di pepe, più extra per la finitura del piatto<br />
3g di semi di menta<br />
3g di semi di ruta<br />
75g di mentuccia fresca, o menta<br />
10ml di garum (o pasta d&#8217;acciughe)<br />
10ml di aceto<br />
5ml di miele<br />
olio d&#8217;oliva</p>
<p>Lavare le lenticchie e metterle in una pentola con 2 litri di acqua fredda. Portare a ebollizione, poi aggiungere il porro e la metà del coriandolo fresco. Macinare le spezie e le altre erbe, e aggiungere il <a href="http://www.romabeniculturali.it/tag/garum">garum</a>*, l&#8217;aceto ed eventualmente il defrutum*. Lasciare cuocere finché le lenticchie sono quasi cotte. Controllare ogni tanto che l&#8217;acqua non sia evaporata. All&#8217;ultimo minuto aggiungere l&#8217;olio d&#8217;oliva, il pepe macinato al momento e il resto del coriandolo tritato.</p>
<p>*Per la preparazione di garum e defrutum vedi <em>Wikipedia</em>.</p>
<p><strong>Arrosto di tonno</strong><br />
Sugo di tonno arrosto: pepe, levistico, menta, cipolla, un po&#8217; di aceto e olio. (Apicio, 435)<br />
Per la vinaigrette:<br />
3 cucchiai di aceto forte<br />
2 cucchiai di garum, o aceto con pasta d&#8217;acciughe<br />
9 cucchiai di olio d&#8217;oliva<br />
4 scalogni tritati  <br />
1 cucchiaino di pepe  <br />
1 cucchiaino di semi di levistico  <br />
25g di menta fresca<br />
Mettere tutti gli ingredienti per la vinaigrette in un vaso e agitare bene per mescolarli.<br />
Lavare i filetti di tonno con olio, pepe e sale, poi grigliarli su un lato su una griglia calda. Girarli e spennellarli sul lato grigliato con la vinaigrette. Ripetere. La carne del tonno deve essere rosa dentro quindi non lasciare che cuocia troppo. Servire con la vinaigrette avanzata.</p>
<p align="right">Laura Losi</p>
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		<title>Fantasmi romani in Inghilterra: Chester</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 17:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In prossimità della festa di Halloween vogliamo raccontarvi una delle più celebri storie di fantasmi antico-romani. Lo spettrale luogo dove queste presenze verrebbero avvistate non è a Roma, ma a Chester, una città dell&#8217;Inghilterra capoluogo della contea di Cheshire.
La città fu fondata dai romani nel I secolo d.C. e venne chiamata Deva o Castra Deva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In prossimità della festa di <strong>Halloween</strong> vogliamo raccontarvi una delle più celebri <strong>storie di fantasmi antico-romani</strong>. Lo spettrale luogo dove queste presenze verrebbero avvistate non è a Roma, ma a <strong>Chester</strong>, una città dell&#8217;Inghilterra capoluogo della contea di Cheshire.</p>
<p>La città fu fondata dai romani nel I secolo d.C. e venne chiamata Deva o Castra Deva dal nome del fiume Dee che costeggia un lato della città. Deva fu il quartier generale della ventesima legione romana (Legio XX Valeria Victrix) fino al 380 d.C. Accanto al forte si sviluppò una delle principali città della Britannia romana. Tuttora nei <strong>Roman Gardens</strong> sono esposti i <strong>resti archeologici del forte romano</strong> e dell&#8217;anfiteatro edificato a partire dall&#8217;80 a.C.; si tratta del più grande anfiteatro rinvenuto in Gran Bretagna.</p>
<p>Si dice che i <strong>fantasmi</strong> di un intero reggimento di soldati romani infestino la zona, scarsamente abitata, pare, proprio perchè gli spiriti degli antichi abitanti si rifiutano di lasciare questo luogo. Alcune persone dicono di avere incontrato antichi romani abbigliati con la loro caratteristica uniforme militare, che corrisponde agli antichi reperti rinvenuti durante gli scavi.</p>
<p>Uno dei <strong>fantasmi</strong> più avvistati è quello di un legionario che passeggia nella zona dell&#8217;anfiteatro. Questo fantasma, avvistato fin dal 1700, è stato identificato come un decurione, un ufficiale al comando di 10 uomini, del 11 ° Legione Adiutrix, innamorato di una ragazza locale celtica. Ogni volta che era in servizio il soldato lasciava i suoi uomini di guardia e sgaiattolava fuori da una porta di servizio per incontrare la sua amata. Purtroppo, la famiglia della ragazza  si accorse della tresca, e un notte fece aggredire il soldato da una banda di guerrieri celti che lo legarono e imbavagliarono. I celti, infiltrati attraverso il cancello, uccisero le sentinelle e rubarono quello che poterono. Il decurione, liberatosi per dare l&#8217;allarme, rimase poi ucciso da uno dei celti. Da allora vaga per la stessa strada senza sosta.<br />
<a href="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2009/10/George-and-Dragon-Pub.jpg"><img src="http://www.romabeniculturali.it/wp-content/uploads/2009/10/George-and-Dragon-Pub.jpg" alt="George and Dragon Pub" title="George and Dragon Pub" width="411" height="488" class="aligncenter size-full wp-image-366" /></a></p>
<p>Un altro <strong>fantasma</strong> romano infesta invece il <strong>George and Dragon Pub</strong>, che sorge lungo una strada utilizzata anticamente per le sepolture, che secondo la legge romana, non potevano trovare posto all&#8217;interno delle città. Di questo fantasma si sentono solo i passi intorno all&#8217;edificio del pub.</p>
<p>I <strong>fantasmi degli antichi soldati romani</strong> sono così presenti a Chester che vengono organizzati ghost-tour notturni per la città, ad uso e consumo di turisti desiderosi di forti emozioni.</p>
<p>Oltre ai soldati romani, ci sono molti altri fantasmi che infesterebbero la zona di Chester. Di questi forse il più famoso è Sarah, che frequenta la bottega del cioccolato Thornton in Eastgate Street. Sarah, giovane e affascinante fanciulla, si innamorò di un giovane senza scrupoli che la abbandonò il giorno del suo matrimonio. La donna ne fu così sconvolta che tornò a casa sua a Eastgate Street e si impiccò. Da allora il suo fantasma provoca il caos all&#8217;interno del negozio.</p>
<p align="right"><em>Laura Losi</em></p>
<p></p>
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