1) Il matrimonio nell’antica Roma ebbe probabilmente origini mitiche, e in particolare nel famoso ratto delle Sabine, quando Romolo e i suoi compagni promisero alle fanciulle rapite delle nozze onorevoli, in cui avrebbero potuto godere i benefici della proprietà , della cittadinanza romana, dei figli. Ed è proprio quest’ultimo aspetto a costituire la finalità  principale del matrimonio: la possibilità  di avere dei figli legittimi.



2) Solitamente i giovani romani si sposavano intorno ai 25 anni, mentre l’età  delle spose era decisamente inferiore. Questo nasceva dal fatto che la famiglia non sentiva il bisogno di mantenere una figlia garantendole un’istruzione ad alto livello, ma anche dalla paura che la ragazza potesse compromettersi e perdere la sua reputazione, requisito essenziale per il matrimonio. Dunque i fidanzamenti tendevano a seguire il più presto possibile la pubertà , non appena il fisico della ragazza poteva garantire lo sviluppo di una sana gravidanza e sopravvivere ai numerosi parti. Più altolocata era la famiglia di provenienza, meno probabile era che la fanciulla potesse esprimere la sua predilezione per un determinato pretendente.

matrimonio romano

3) Pare invece che le ragazze delle classi inferiori avessero talvolta voce in capitolo nella scelta del marito, e che si sposassero più avanti, durante la tarda adolescenza o a vent’anni. Il fatto di sposarsi dopo i trenta era una possibilità  che non veniva nemmeno presa in considerazione.

4) In un certo senso, la vita delle donne nell’antichità  si riduceva all’aspettativa e realizzazione del matrimonio; i loro obblighi e le loro opportunità  dipendevano esclusivamente dall’uomo con cui erano sposate.

5) Nelle classi alte il matrimonio era sontuoso; i costi erano sostenuti normalmente dalla famiglia della sposa e il giorno veniva scelto con cura sulla base dei presagi degli auguri. Amici e parenti portavano doni.

6) Il giorno del matrimonio la sposa si recava in processione alla sua nuova casa, dove lo sposo la aspettava per riceverla. La ragazza portava una torcia del vecchio focolare e veniva accolta con un’altra torcia e acqua, a simboleggiare acquae et ignis communicatio, la condivisione dei beni.

7) La celebre formula Ubi tu Gaius, ego Gaia era pronunciata dalla donna che così facendo si sottometteva alla potestas del marito.

8) La sposa era vestita di bianco, coperta dal velarium flammeum, velo di colore arancio, e incoronata di una corona di fiori (in un primo tempo maggiorana e verbena, più avanti mirto e fiori d’arancio).

9) Le justae nuptiae (giuste nozze, ovvero riconosciute dal diritto) erano prerogativa dei cittadini romani. In tutti gli altri casi (anche in caso di matrimoni misti) il matrimonio non era riconosciuto, e i bambini nati da tali unioni erano illegittimi.

10) Il matrimonio era di solito preceduto dagli sponsali, una sorta di cerimonia di fidanzamento dove avveniva la promessa di matrimonio. Dopo gli accordi gli sposi si scambiavano un bacio e dei doni come abiti e oggetti d’arredo. Al termine della cerimonia il futuro sposo consegnava alla sua fidanzata un anello detto anulus pronubus. Tale gioiello era simbolico del legame tra i due giovani; non a caso veniva indossato nell’anulare della mano sinistra, da cui si credeva partisse una vena collegata direttamente al cuore.

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1) Il matrimonio nell'antica Roma ebbe probabilmente origini mitiche, e in particolare nel famoso ratto delle Sabine, quando Romolo e i suoi compagni promisero alle fanciulle rapite delle nozze onorevoli, in cui avrebbero potuto godere i benefici della proprietà , della cittadinanza romana, dei figli. Ed è proprio quest'ultimo aspetto...